
LA RIFORMA COSTITUZIONALE DELLA MAGISTRATURA
18 maggio 2024: Oggi Giovanni Falcone avrebbe compiuto 85 anni.
Simbolo di giustizia e legalità, vogliamo ricordare il pensiero del magistrato antimafia in merito alla #SeparazionedelleCarriere.
La riforma costituzionale della magistratura in discussione in Italia mira a separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri (PM), istituendo due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per i giudici e uno per i PM, entrambi con componenti estratti a sorte, e creando un’ Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari, togliendo questa funzione al CSM unico attuale, con l’obiettivo di superare la carriera unica e le influenze delle correnti, sebbene sollevi critiche sulla rappresentanza democratica e l’autonomia, con dibattito acceso e referendum costituzionale da promuovere. La Riforma Costituzionale della Magistratura, che introduce elementi come la separazione delle carriere e modifiche al CSM, è stata approvata e sarà oggetto di un Referendum Costituzionale obbligatorio (o conferma) nel primo semestre del 2026, poiché la riforma non è stata approvata con maggioranza qualificata in Parlamento e, nonostante le opposizioni, non è stato raggiunto il numero di firme (500.000) o di Consigli Regionali per richiedere un referendum confermativo/abrogativo, ma la legge costituzionale è entrata comunque in vigore, aprendo la strada al referendum confermativo, che è una fase successiva. Questo referendum (previsto tra il 50° e il 70° giorno dopo il decreto di indizione) non è “obbligatorio” per tutti i cittadini, ma è una consultazione popolare obbligatoria per confermare la legge costituzionale, attivabile se non si raggiungono le firme necessarie per un referendum abrogativo.
Punti Chiave della Riforma:
- Separazione delle Carriere: I magistrati dovranno scegliere all’inizio della carriera se essere giudici (funzione giudicante) o PM (funzione requirente) in modo quasi irrevocabile, abolendo la possibilità di cambiare funzione più volte.
- Due CSM:
- Un CSM per i giudici.
- Un CSM per i pubblici ministeri.
- Entrambi saranno composti da membri togati (sorteggiati tra i magistrati) e laici (sorteggiati tra eletti dal Parlamento).
- Alta Corte Disciplinare: Un nuovo organo costituzionale, composto da 15 membri (alcuni sorteggiati tra magistrati, altri nominati), avrà competenza disciplinare esclusiva sui magistrati ordinari, sottraendo questo potere ai nuovi CSM.
- Sorteggio: Sostituisce il sistema elettivo per la selezione dei componenti dei CSM, con l’intento di ridurre il potere delle correnti.
Obiettivi Dichiarati:
- Garantire maggiore autonomia e specializzazione.
- Eliminare i conflitti di interesse e le influenze delle correnti.
- Rafforzare l’indipendenza dei giudici e dei PM.
Critiche e Dibattito:
- Indebolimento dell’Autonomia: Alcuni temono che la frammentazione dell’autogoverno e il sorteggio possano indebolire la magistratura, come sostenuto dall’Associazione Nazionale Magistrati.
- Rappresentanza Democratica: Si discute se il sorteggio garantisca una rappresentanza adeguata rispetto alle elezioni.
- Rischio di Incongruenze: Potrebbero sorgere problemi di coordinamento tra i due CSM e l’Alta Corte, nonché la possibilità che il sorteggio concentri magistrati simili.
Il lamento e l’ incoerenza di una corporazione!
Articoli su indipendenza della magistratura di “Questione Giustizia”, organo della corrente di Magistratura Democratica della magistratura
Stefano Musolino sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, segretario di Magistratura Democratica
Il no alla separazione delle carriere con parole semplici: un tentativo 30 giugno 2025
https://www.questionegiustizia.it/data/doc/4210/s-musolino-25-giugno-per-antic-online.pdf
Il governo dei giudici: Sabino Cassese

«L’ indipendenza è divenuta autogoverno. Familismo ed ereditarietà hanno aumentato separatezza e autoreferenzialità. Ci si attendeva razionalità e si è avuto populismo giudiziario. Ci si attendeva giustizia e si sono avuti giustizieri». La situazione della giustizia in Italia è peculiare. Da un lato si assiste a una dilatazione del ruolo dei giudici, dall’altro a una crescente inefficacia del sistema giudiziario. Molti osservatori concordano sul fatto che la magistratura sia diventata parte della governance nazionale; che vi sia una indebita invasione della magistratura nel campo della politica e dell’ economia; che in qualche caso la magistratura cerchi persino di prendere il posto della politica, controllando anche i costumi, oltre ai reati, proponendosi finalità palingenetiche delle strutture sociali, stabilendo rapporti diretti con l’opinione pubblica e con i mezzi di comunicazione. In questo contesto, le procure hanno acquisito un posto particolare, tanto che molti esperti parlano di una ‘Repubblica dei PM’, divenuti un potere a parte, con mezzi propri, che si indirizzano direttamente all’opinione pubblica, avvalendosi della ‘favola’ dell’obbligatorietà dell’azione penale, utilizzando la cronaca giudiziaria come mezzo di lotta politica e trasformando l’Italia in una ‘Repubblica giudiziaria’.
Impugnazioni sentenze di 1° grado. https://www.ilfoglio.it/ 28 giugno 2023

Sentenze di condanna: Per l’ex PM di Mani pulite P. Davigo troppi italiani appellano le sentenze di condanna, ma anche lui è tra questi (si veda il caso Storari). L’ex PM di Mani pulite ed ex consigliere del CSM, Piercamillo Davigo, è stato audito ieri dalla commissione Giustizia della Camera sulle proposte di legge che mirano a modificare la disciplina della prescrizione. “In quasi tutti i paesi occidentali, a eccezione della Grecia oltre all’Italia, la prescrizione non decorre dopo l’inizio del processo”, ha affermato per l’ ennesima volta Davigo, ovviamente senza ricordare le statistiche che pongono la giustizia penale italiana in coda a tutte le classifiche internazionali per la sua lentezza (se non si facesse decorrere la prescrizione, i processi sarebbero eterni). A un certo punto il davighismo è però andato in tilt. “Nel nostro paese c’è una percentuale di impugnazioni sconosciuta negli altri paesi. In Francia solo il 50 per cento delle sentenze di condanna viene appellato, in Italia pressoché tutte”, ha detto Davigo con la solita foga scandalizzata. Peccato che proprio una settimana fa Davigo, dopo essere stato condannato in primo grado dal tribunale di Brescia per la vicenda dei verbali secretati di Amara, abbia subito annunciato che impugnerà la sentenza di condanna, senza neanche leggere prima le motivazioni. Insomma, se nel nostro paese si impugnano troppe sentenze, è lo stesso Davigo a contribuire a questo problema in prima persona. L’ennesimo paradosso in cui Davigo è caduto a causa della vicenda Storari-Amara. Anche in questo caso, l’ex PM di Mani pulite si è dimenticato di ricordare il contesto: con magistrati abituati a perseguire teoremi senza alcun briciolo di prova, oppure convinti che esistano soltanto colpevoli non ancora scoperti, l’impugnazione delle sentenze è un diritto fondamentale e inderogabile. Da difendere, anche a vantaggio di Davigo.
Sentenze di assoluzione:
Differenza tra assoluzione e presunzione d’innocenza: Secondo la visione di P. Davigo, la presunzione d’ innocenza è il principio per cui l’ imputato è considerato innocente fino a quando non viene provato il contrario, ma un’ assoluzione è il risultato del processo, cioè la conclusione della valutazione delle prove, non un’ affermazione di innocenza. La sua posizione è che l’assoluzione non equivale a dimostrare l’ innocenza, ma solo l’ impossibilità di provare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, una circostanza che può verificarsi, ad esempio, per insufficienti prove o per modifiche legislative.
Il caso Tortora:
Enzo Tortora è stato arrestato il 17 giugno 1983 (arresto eseguito a Roma) con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico basata su affermazioni di pentiti. Dopo essere stato condannato nel 1984 a 10 anni di carcere, il 15 settembre 1986 viene assolto con formula piena dalla Corte d’appello di Napoli.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”-(Dante Alighieri)

Dopo sette mesi di reclusione in carcere, due trascorsi a Roma e cinque a Bergamo, nel gennaio del 1984 gli furono concessi gli arresti domiciliari per ragioni di salute, ma il 17 settembre 1985 i due pubblici ministeri del processo, Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, ottennero la sua condanna a dieci anni di carcere. Entrambi i magistrati ebbero successo nella loro carriera. Di Pietro coordinò la Dda di Napoli e divenne procuratore generale di Salerno, mentre Di Persia fu eletto al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Il pubblico ministero Diego Marmo fu uno degli accusatori principali, noto per la sua inflessibile requisitoria, che definì Tortora «un cinico mercante di morte». Tutti i magistrati del caso Tortora fecero carriera. Tranne il giudice che lo assolse M. Morello .
https://www.ildubbio.news/-15 settembre 1986: Tutti i magistrati del caso Tortora fecero carriera. Tranne il giudice Michele Morello che lo assolse al quale è andato il Premio internazionale Nassiriya per la pace.



La presunzione di innocenza (o non colpevolezza): Affermato nell’art. 27 della Costituzione, è il fondamento del processo penale. Onere della prova, spetta all’ accusa (il Pubblico Ministero) dimostrare la colpevolezza dell’ imputato, non il contrario. Se le prove fornite dall’ accusa non sono sufficienti a dimostrare la colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, l’ imputato deve essere assolto (principio del “dubbio pro reo”). La Cassazione ritiene che la sentenza di assoluzione sia una conseguenza diretta e necessaria del principio di presunzione di non colpevolezza, che impone al giudice di assolvere l’ imputato se la prova della sua colpevolezza non supera la soglia del ragionevole dubbio. La Cassazione, attraverso il principio dell’ oltre ogni ragionevole dubbio, non ammette condanne basate su semplici sospetti o ipotesi alternative plausibili, richiedendo invece la certezza processuale della responsabilità dell’imputato.
Sabino Cassese: “Alcuni magistrati pensano di educare. Superare le correnti”. https://www.mondoprofessionisti.it/ 21 luglio 2025
Open Arms, la Procura di Palermo ha deciso di fare ricorso per saltum, direttamente in Corte di cassazione senza passare dall’ istanza di appello. Ha ragione il Guardasigilli Carlo Nordio nel dire «niente impugnazione contro le sentenze di assoluzione, come in tutti i paesi civili»? Secondo il noto costituzionalista Sabino Cassese sì, «giusto non prevedere che si possa essere giudicati nuovamente, una volta che si sia stati prosciolti nel merito». Tutto ciò dopo un lungo processo, nato da fatti dell’agosto 2019, quando Matteo Salvini era ministro dell’ Interno e chiuso con l’assoluzione del vicepremier. Perché riaprire oggi un tema su cui la magistratura si era già espressa?
Durata dei processi in Europa
La durata dei processi in Europa varia considerevolmente tra i paesi, ma in generale i processi civili sono più lunghi di quelli penali, e l’ Italia si posiziona tra i paesi con i tempi più lunghi, sia per il civile che per il penale. Negli ultimi anni si è registrata una tendenza al miglioramento dei tempi in diversi paesi, anche se l’ Italia rimane significativamente indietro rispetto alla media europea.
I tempi infiniti della giustizia italiana in giornate-16 Gennaio 2023

Responsabilità
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è la norma nella maggior parte dei paesi, come: Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti, Brasile, India, Giappone, e molti paesi dell’UE (es. Paesi Bassi, Belgio), con percorsi distinti, mentre l’Italia è stata a lungo un’eccezione. Questi sistemi variano, ma l’idea di separare chi accusa da chi giudica è un modello globale consolidato.
Paesi con separazione delle carriere:
- Francia: Percorsi chiari e separati, PM sotto il Ministero della Giustizia.
- Germania: PM e giudici sono distinti, anche se entrambi funzionari pubblici, con il PM sottoposto al Ministero.
- Spagna: Carriera giudiziaria e procura (carrera fiscal) sono separate.
- Stati Uniti: PM (Procuratori) spesso legati all’esecutivo.
- Regno Unito: Interessante, anche se non fa più parte dell’UE, con distinzioni di carriera.
- Altri in Europa: Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Polonia, Scandinavia seguono il principio, pur con variazioni.
- Modello prevalente (globale): La netta separazione funzionale e di carriera tra PM (accusa) e giudici (giudizio) è il modello dominante a livello mondiale.
- L’ Italia, prima della recente riforma costituzionale, rappresentava un’eccezione con un unico percorso e organo di autogoverno (CSM).
- L’ Italia con la Riforma 2025: Con la riforma costituzionale del 2025, anche l’ Italia introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante (giudici) e requirente (PM), creando percorsi distinti e non interscambiabili.
Referendum: comitato ‘giusto dire No’, Santalucia ex Presidente ANM 11 dicembre 2025


Fondazione Einaudi guida il fronte del Si al prossimo referendum sulla giustizia.
Sulla separazione delle carriere, la campagna di PD e ANM è faziosa e falsificante. 30 Ottobre 2025 ore 10:31 https://www.huffingtonpost.it/ A. Cangini
Tutta basata sull’ obiettivo di assoggettare PM al governo e sul risultato di calpestare la Costituzione e favorire mafia e criminalità. Poteva essere questo l’intento di Falcone e Pannella? Tutto pur di non entrare nel merito.
In principio fu Giovanni Falcone. “Chi, come me, richiede che giudice e pubblico ministero siano due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il PM sotto il controllo dell’Esecutivo”, lamentò lo stimato magistrato in un’intervista rilasciata a Mario Pirani di Repubblica nel lontano ottobre 1991. Sette mesi dopo fu assassinato dalla mafia. È mai possibile che un uomo come Giovanni Falcone auspicasse la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti con l’obiettivo recondito di “calpestare la Costituzione”, “ridurre al silenzio la magistratura” o, peggio, “favorire le mafie e la criminalità”? E Marco Pannella? E gli ex giudici costituzionali Sabino Cassese e Nicolò Zanon? E il politologo Angelo Panebianco? E lo storico Ernesto Galli della Loggia? E l’ex PM Antonio Di Pietro? E gli attuali vertici della Fondazione Luigi Einaudi? Tutti parte della medesima associazione per delinquere volta a realizzare un diabolico disegno eversivo?
L’ accusa, con tutta evidenza, non sta in piedi. Eppure è l’accusa che si leva dai ranghi dell’ Associazione nazionale magistrati, così come dalle colonne del Fatto Quotidiano e dalle file del Partito Democratico, del Movimento 5stelle, di Alleanza Verdi Sinistra… In vista del referendum costituzionale della prossima primavera, i critici della riforma Nordio evitano accuratamente di entrare nel merito della legge. Evitano di dire che, in un Paese dove 1000 innocenti vengono incarcerati mediamente ogni anno, separare le carriere di chi giudica dalla carriera di chi accusa è l’unico modo per dare concreta attuazione al principio della parità tra accusa e difesa fissato dall’articolo 111 della Costituzione e coerente con l’introduzione del rito accusatorio avvenuta nel 1989. Evitano di dire che la separazione delle carriere è prevista dagli ordinamenti di tutte le democrazie occidentali, mentre la carriera unica è regola in Turchia e in pochi altri sistemi semi autoritari. Evitano di dire che l’introduzione del criterio del sorteggio per i membri dei due Csm è il solo modo per disarticolare il potere clientelare delle correnti emerso in occasione dello scandalo Palamara. Evitano di dire che l’introduzione di un’Alta Corte con il compito di giudicare disciplinarmente l’azione dei magistrati consentirà di superare l’imbarazzante dato delle 15-20 sanzioni disciplinari erogate mediamente ogni anno dall’attuale CSM. Si preferisce, comprensibilmente, parlare d’altro. Evocare spettri, ergersi a difensori della democrazia, lanciare accuse generiche. Come quella di voler assoggettare i pubblici ministeri al governo. Un falso assoluto, dal momento che l’articolo 104 della Costituzione riformato sostiene nero su bianco che la magistratura è “un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. La campagna referendaria è, dunque, cominciata all’insegna di una drammatizzazione e di una falsificazione senza precedenti. Spiace, a dir poco spiace, che a rendersene protagonisti siano stati l’associazione di rappresentanza di un ordine dello Stato (l’ ANM) e un partito politico che un tempo aveva vocazione di governo e senso delle istituzioni (il PD).
Standing ovation per Sigfrido Ranucci all’ assemblea dell’ ANM dove ha dichiarato di essere contro la separazione delle carriere dei magistrati. 25/10/2025
Ranucci querela la giudice C. Forleo: https://www.avvenire.it/ 19 agosto 2026
La reazione del giornalista è stata scatenata da un post pubblicato dalla magistrata su Fb: «In un Paese normale – aveva scritto – Ranucci sarebbe già stato indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati»

In post pubblicato su Facebook il 16 agosto, la giudice della Corte d’ Appello di Roma, Clementina Forleo, si domandava perché Sigfrido Ranucci voglia «mantenere a tutti i costi il timone di Report» con la «minaccia di spifferare le chat con “tutti”. Chi sta ricattando? Chi sono i “tutti” di cui parla?». Parole che hanno scatenato la reazione del conduttore della trasmissione Rai. Ranucci ha, infatti, presentato una denuncia a carico della magistrata per diffamazione aggravata. Un incartamento che finirà all’attenzione dei pm di Perugia, competenti per i magistrati in servizio a Roma. Si profila quindi un ulteriore strascico giudiziario nella vicenda dell’attentato subito da Ranucci e di cui l’imprenditore Valter Lavitola si è dichiarato mandante. Nel messaggio pubblicato, Forleo aggiungeva che in un «Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe già stato indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati, anche solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che sia solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del “tanto meglio”». Per il legale del giornalista, Roberto De Vita, «dispiace che una magistrata – spiega in una nota – ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali Ranucci è costretto a rivolgersi alla Autorità Giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà con gravi conseguenze legali». Pronta la replica di Forleo all’iniziativa giudiziaria di Ranucci. «Il mio post, come chiarito nei relativi commenti, è stato una mera riflessione su una notizia apparsa su Il Foglio, a firma di Carmelo Caruso, e poi ripresa da Salvo Sottile sulla sua pagina Facebook», spiega la giudice, aggiungendo che «non le risulta che sia mai stata smentita dall’interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle proprie condotte, ivi incluse le proprie querele».
https://roma.corriere.it/ 17 agosto 2026 V. Piccolillo
La giudice Natalia Ceccarelli: la giudice Ceccarelli contro l’ ANM: “Lo portarono in trionfo come la Madonna pellegrina”

Natalia Ceccarelli, consigliere della Corte d’appello di Napoli, dopo la vittoria della linea del No al referendum sulla Giustizia, da lei avversata, ha lasciato l’ ANM.
ROMA – «Machiavellismo puro». Hanno animato le chat dei magistrati le parole, al Corriere, di Stefano Celli dell’Anm, sull’attentato a Sigfrido Ranucci e la confessione del faccendiere Valter Lavitola di esserne stato il mandante.
«Nessun imbarazzo», aveva assicurato Celli, PM a Rimini ed esponente di Magistratura Democratica che aveva invitato il conduttore di Report all’assemblea ANM per il No al referendum: «C’era stato l’attentato. Risulta che non lo sapesse. Non abbiamo fatto un reato», aveva detto. Quindi la chiusa: «Se poi questo ha favorito il No e la difesa della Costituzione, tanto meglio».
Parole che hanno strappato alla pace del Cammino di Santiago di Compostela Natalia Ceccarelli, consigliere della Corte d’appello di Napoli, che subito dopo la vittoria della linea del No, da lei avversata, ha lasciato l’Anm dove era arrivata con Articolo 101.
Perché Machiavellismo?
«Quel “tanto meglio” non ha niente a che fare con il rigore moralista e moralizzatore tanto propugnato da Md. Hanno saltato il fosso».
Quale fosso?
«Quello della tutela dei principi e dei valori. Hanno mostrato che se il risultato viene raggiunto qualsiasi strategia è assolvibile».
Che c’era da non assolvere?
«Hanno fatto un colpo di mano, portando Ranucci in trionfo all’assemblea dell’Anm come la Madonna Pellegrina. Esce fuori che l’attentato era finto, che era stato organizzato dal migliore amico suo ed era strumentale a un fantomatico disegno di incoronazione del giornalista a candidato premier dell’area di centrosinistra. L’ ANM non può tacere».
Cosa dovrebbe dire?
«È doveroso prendere le distanze da Ranucci almeno finché lui non le prende da se stesso, visto che continua a vaneggiare che vuole rimanere a Report, si paragona a Falcone e Borsellino. C’è un profilo etico».
Lui è ancora parte offesa.
«Per quanto ignaro Ranucci viola le regole deontologiche. Bastava leggere il suo libro che narra liaison con fonti e con stagiste per capirlo. Ma per questa vicenda ci sono persone in carcere. Il grande segugio della verità se l’è lasciata sfuggire? In più si attende un indagato dall’ Africa, un nuovo interrogatorio degli esecutori e forse nuovi dettagli da Lavitola. Molto deve ancora venire fuori. Ma poi…»
Cosa?
«Ci sono profili di opportunità politica. Se è vero che dietro l’attentato c’era la volontà di sponsorizzare un candidato progressista serve salvaguardare l’immagine di imparzialità e indipendenza della magistratura».
E quindi?
«Devi dire: il futuro politico di Ranucci non ci riguarda. Non puoi dire tanto meglio».
Celli non può dirlo a titolo personale?
«Certo. Almeno dice la verità. Ma il silenzio delle correnti moderate è un silenzio colpevole».
Colpevole di cosa?
«Evidenzia il ruolo di gregariato che hanno svolto nella campagna referendaria rispetto a quelle progressiste».
Celli dice che si è difesa la Costituzione. Non è così?
«No, si sono difese solo le correnti e i loro interessi sotto forma di composizione elettiva del CSM. Il resto della Costituzione, a partire dall’ articolo 21 sulla libertà di espressione, no. Come dimostra l’atteggiamento che hanno con chi era per il sì».
Secondo Celli non c’è alcun imbarazzo nell’ ANM è così?
«L’imbarazzo invece c’è. Non avevano messo in conto che potesse finire così. Ma una parolina andrebbe detta. È un’associazione di magistrati mica di ferrotranvieri».
