
“Il grande Dittatore”, discorso finale
L’ autocrazia è una forma di governo in cui il potere risiede in una sola persona o in un piccolo gruppo senza il controllo del popolo. La dittatura è una specie di autocrazia in cui un capo esercita un potere assoluto e spietato, spesso cancellando con la forza ogni libertà.
L’ aggettivo autocratico descrive qualcosa che appartiene a un’ autocrazia o a un autocrate, ovvero un sistema di potere assoluto in cui una sola persona comanda senza limiti, controlli o la necessità di avere il consenso altrui. Nel linguaggio comune significa anche dispotico, tirannico o dittatoriale.
Un sistema dittatoriale è una forma di governo in cui il potere politico è concentrato nelle mani di una sola persona o di un piccolo gruppo. Chi comanda non subisce alcun controllo da parte dei cittadini o di leggi democratiche.
Esempi di dittature:
Dittature furono quelli di Nicolae Ceaușescu, Idi Amin Dada, Pol Pot, Stalin, Mao Zedong, Adolf Hitler, Benito Mussolini, Kim Jong-un e Francisco Franco.
Esempi di autocrazie sono:
Corea del Nord: Una dittatura dinastica e totalitaria a partito unico, con un controllo assoluto sulla società e sull’informazione.
Cina: Uno Stato autoritario a partito unico (Partito Comunista Cinese), che unisce un forte controllo politico e di sorveglianza a un’ economia di mercato statale.
Russia: Un sistema politico fortemente accentrato guidato da Vladimir Putin, caratterizzato dalla repressione del dissenso e dal controllo dei media.
Iran: Una teocrazia islamica in cui il potere supremo spetta a una autorità religiosa (la Guida Suprema), affiancata da istituzioni formalmente elettive ma fortemente controllate.
La Bielorussia di Aljaksandr Lukašėnka è ampiamente considerata una dittatura e un’autocrazia. Al potere dal 1994, Lukašėnka ha accentrato ogni potere statale, azzerato l’opposizione politica e represso le proteste popolari con la forza. Il presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka è a capo dal 1994 di uno Stato definito autocrazia elettorale fino al 2020, poi autocrazia chiusa.
Differenze e definizioni:
Autocrazia: termine ampio per ogni governo non democratico.
Dittatura: potere concentrato in un capo supremo che reprime o ignora la legge.
Controllo: i dittatori storici usavano la violenza aperta, mentre molti autocrati moderni usano la manipolazione e la tecnologia.
Il volto moderno del potere:
Reti globali: i regimi autoritari attuali si alleano tra loro per difendere i propri interessi finanziari.
Disinformazione: usano esperti di tecnologia per controllare le notizie.
Facciata democratica: spesso mantengono elezioni formali o tribunali svuotati di valore reale per ingannare l’opinione pubblica.
Vladimir Vladimirovič Putin


https://www.ilpost.it/2026/09/01/russia-elezioni-esclusione-tre-candidati-yabloko 1 settembre 2026

La sfida a Putin inizia dalle urne il no alla guerra del partito Jabloko [Jabloko (in russo: яблоко) significa letteralmente “mela”].
Lev Shlosberg accusato di aver diffuso “Fake” sull’ esercito Russo.


Un giudice della regione di Pskov ha condannato il vicepresidente del partito liberale di opposizione russa Yabloko, Lev Shlosberg, a 11 anni e un mese di carcere per aver “screditato” e diffuso “notizie false” sull’ esercito russo: lo riporta il Moscow Times. Shlosberg dovrà scontare la condanna in una colonia penale, secondo quanto riportato dall’agenzia Mediazona, per aver criticato la guerra in Ucraina, che al processo ha descritto come una catastrofe per la Russia. La sentenza fa seguito alla decisione del 10 agosto della Corte Suprema russa di vietare a Yabloko di partecipare alle elezioni parlamentari del mese prossimo.
Elezioni in Russia, Mosca denuncia: “Potenti cyberattacchi contro il sistema di voto elettronico”. La Russia al voto, l’economia peggiora e resta l’unica arma per esercitare pressione su Putin. https://www.adnkronos.com/ 18 settembre 2026-13:13
I peggiori dittatori della Storia contemporanea
Perché nasce una dittatura? https://www.vita.it/ 23 marzo 2023
Ece Temelkuran giornalista e attivista turca in esilio, durante l’ inaugurazione della rassegna Biennale Democrazia ha provato a rispondere a questa domanda: «Prima di tutto serve un uomo, raramente una donna, con un’ossessione narcisistica e il suo vittimismo nel momento giusto. Poi una massa di persone istruite che non lo prendano seriamente dimenticando quanto accaduto nella storia. Quando questa persona riesce a mobilitare ignoranza e cinismo il lavoro di base è fatto». Poi ci vogliono delle contingenze prosegue Temelkuran «fra gli ingredienti ci sono le crisi come quella dei rifugiati o del capitalismo, ma serve soprattutto confusione nella società e nella classe politica […] I movimenti populisti di destra non sono apparsi improvvisamente negli ultimi 10 anni. Dobbiamo tornare agli anni 80 per capire cosa sta realmente accadendo nel mondo oggi, soprattutto in termini di democrazia. La democrazia si regge sulla promessa fondamentale di uguaglianza e giustizia sociale. Il capitalismo non promette giustizia sociale. Se le persone non sono uguali in termini reali, vale a dire finanziariamente ed economicamente, come puoi promettere loro l’uguaglianza come cittadini? La depoliticizzazione della società negli anni 70 e 80 ha contribuito all’ infantilizzazione dei cittadini, alla loro percezione della politica come sporca. Questa massiccia depoliticizzazione ha contribuito ai movimenti populisti di destra di oggi. La crisi della democrazia è strettamente intrecciata con la crisi del capitalismo. Non c’è via d’uscita, se non affrontiamo la questione dell’ uguaglianza sociale».
Nessun Paese è immune, se vivi in una democrazia e pensi che nulla possa davvero scuoterla o farla crollare, ti stai prendendo in giro, servono vigilanza e partecipazione, ma attenzione ai social perché creano «un’illusione di azione che esaurisce l’ energia politica senza conseguenze concrete. Inoltre, esprimere rabbia sui social consuma questa energia nelle nostre bolle (autoreferenziali). Ma quando l’azione politica avviene in un luogo fisico, allora i social fanno ciò che devono fare: organizzare e mobilitare». Oggi però non serve necessariamente la violenza per imporre una dittatura (o democrazia illiberale) si possono usare post-verità, social media per manipolare le persone e diffondere disinformazione, si possono usare i soldi, denaro politico e poi il disinteresse indifferente dei più e les jeux sont faits. Il fascismo non ha più a che fare con l’ ideologia, ma con l’ obbedienza. I regimi si impossessano dello Stato con un loro apparato e poi creano una sorta di rete con il denaro politico che arriva fino alla base della società il cui consenso viene comprato in cambio di obbedienza.
Le cause principali
- Crisi economica: Mancano il lavoro e il denaro. La gente soffre e cerca risposte veloci.
- Paura e confusione: C’è disordine nella società. Le persone hanno paura del domani o dei nemici.
- Debolezza dello Stato: Il governo non sa che fare. La democrazia sembra troppo lenta e debole.
- Leader forti: Arriva una persona che urla forte. Promette di risolvere tutto da sola in poco tempo.
- Voglia di delegare: Molti preferiscono non pensare. Danno il potere a un capo forte per sentirsi sicuri.
Come si arriva al potere
- Il capo forte accusa gli altri di tutti i mali.
- Si inventa nemici interni o esterni per spaventare il popolo.
- Promette ordine e grandezza alla nazione.
- Piano piano toglie la libertà e chiude i giornali che parlano male di lui.
- Cancella le leggi che difendono i diritti dei cittadini
Nascita del concetto di dittatura
Il concetto di dittatura nasce nell’ antica Roma intorno al V secolo a.C. (circa 501 a.C.). Il “dictator” era una carica legale e temporanea. Veniva scelto in momenti di grande pericolo per dare tutto il potere a una sola persona per un massimo di sei mesi.
Significato nel tempo
Età moderna: Il termine cambia senso. Diventa un sinonimo di governo forte, che toglie la libertà e accentra il potere.
Rivoluzione francese: I giacobini usano il potere in modo rigido per difendere la rivoluzione.
Il Novecento: Nascono i grandi regimi autoritari e totalitari (come il fascismo e lo stalinismo), dove la dittatura diventa fissa, violenta e controlla ogni parte della vita delle persone.
La prima dittatura dell’ età moderna
La dittatura giacobina (1793-1794), instaurata in Francia durante la Rivoluzione francese attraverso il Comitato di Salute Pubblica guidato da Maximilien Robespierre. Prima di allora, l’ età moderna era dominata da monarchie assolute e dispotismi dinastici, non da dittature rivoluzionarie o statali. A seguire c’ è stato il consolato e l’impero di Napoleone Bonaparte (1799-1815). Nel resto della storia moderna e contemporanea, il concetto moderno di dittatura si è evoluto in regimi autoritari e totalitari come il fascismo, il nazismo e le giunte militari.
La dittatura fascista
Il caso dell’ Italia:
Il fascismo nasce in Italia nel 1919 fondato da Benito Mussolini a causa della profonda crisi del dopoguerra, del malcontento per la “vittoria mutilata” della prima guerra mondiale, della paura della rivoluzione operaia (il Biennio Rosso) e della debolezza del governo liberale incapace di mantenere l’ordine.
La crisi della Prima guerra mondiale: L’ Italia esce vincitrice dal conflitto nel 1918 ma con un’economia a pezzi, un enorme debito pubblico e migliaia di reduci che faticano a tornare alla vita normale.
La “vittoria mutilata”: Si diffonde la rabbia perché i compensi territoriali ottenuti a Versailles sono inferiori alle attese, alimentando un forte nazionalismo.
Il Biennio Rosso (1919-1920): Ci sono forti proteste, scioperi e occupazioni di fabbriche e terre da parte di operai e contadini che sognano la rivoluzione bolscevica.
La paura dei ceti medi: La borghesia e i proprietari terrieri temono una rivoluzione comunista e vedono nel movimento di Mussolini una forza d’ordine capace di reprimere le lotte sociali con la violenza.
La debolezza dello Stato: I governi liberali sottovalutano le squadre d’azione fasciste e lasciano che usino la violenza armata, perdendo il controllo del Paese.
Coincidenze della storia: Il Partito Comunista d’ Italia nasce il 21 gennaio 1921 a Livorno, durante il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano (PSI). La fondazione è avvenuta ad opera della corrente di sinistra guidata da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga, in seguito a una scissione per aderire all’ Internazionale Comunista.
Cause della Scissione:
Modello sovietico: I fondatori volevano seguire l’ esempio della Rivoluzione d’ Ottobre.
Riformisti: La maggioranza socialista si rifiutò di cacciare l’ ala moderata e riformista.
Rottura: La sinistra lasciò il congresso e fondò il nuovo partito.
La dittatura sovietica
Dopo la rivoluzione russa del 1917, i bolscevichi guidati da Lenin trasformarono il potere dei soviet in una rigida dittatura del partito unico. Attraverso la guerra civile, la creazione della polizia politica Ceka e l’ eliminazione di ogni opposizione, lo Stato divenne centralizzato e autoritario, culminando poi nel totalitarismo di Stalin con i piani quinquennali e le grandi repressioni.
Le Origini con Lenin (1917-1924)
- Partito unico: Tutti gli altri partiti furono messi fuori legge e il dissenso fu vietato anche all’interno del Partito Comunista.
- Polizia politica: Nacque la Ceka per arrestare, controllare e giustiziare gli oppositori del nuovo regime.
- Comunismo di guerra: Lo Stato prese il controllo totale dell’economia e delle fabbriche e requisì il cibo ai contadini.
- La nascita dell’URSS: Nel 1922 fu fondata l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, uno Stato federale ma fortemente accentrato.
- La NEP: Per evitare il collasso economico, Lenin aprì a un parziale e temporaneo ritorno del libero mercato con la Nuova Politica Economica.
La Svolta Totalitaria di Stalin (1924-1953)
- Ascesa al potere: Dopo la morte di Lenin nel 1924, Josif Stalin sconfisse i rivali politici come Lev Trotsky e assunse il controllo assoluto.
- Piani quinquennali: L’ economia fu pianificata dallo Stato per trasformare rapidamente l’ URSS in una grande potenza industriale.
- Collettivizzazione forzata: Le terre dei contadini furono unite a forza in grandi fattorie statali, distruggendo la classe dei proprietari terrieri.
- Carestie e terrore: Le imposizioni economiche e la persecuzione dei contadini causarono milioni di morti e spaventose carestie (come in Ucraina).
- Le purghe staliniane: Il regime impose un controllo totale sulla società tramite il terrore di massa, i campi di lavoro forzato (Gulag) e l’ eliminazione fisica dei vecchi dirigenti rivoluzionari.
La dittatura nazista
Il nazismo in Germania fu un regime totalitario guidato da Adolf Hitler dal 1933 al 1945. Fondato su razzismo, antisemitismo e nazionalismo estremo, distrusse la democrazia, scatenò la Seconda Guerra Mondiale e provocò milioni di morti nell’Olocausto.
Le Origini e l’ Ascesa
- Crisi del dopoguerra: La Germania sconfitta nella Prima Guerra Mondiale affronta povertà e rabbia per il Trattato di Versailles.
- Nasce il partito: Nel 1920 sorge il Partito Nazista guidato da Hitler, che promette forza e riscatto.
- Presa del potere: Sfruttando la grande crisi economica, il 30 gennaio 1933 Hitler diventa Cancelliere.
Il Regime Totalitario
- Fine della libertà: Il parlamento viene svuotato, i partiti sciolti e nasce lo Stato di terrore con la Gestapo e le SS.
- La propaganda: Joseph Goebbels controlla stampa, radio e cultura per esaltare la figura del Führer e il popolo ariano.
- Persecuzioni: Le Leggi di Norimberga del 1935 tolgono diritti agli ebrei, isolandoli fino alla violenza della Notte dei cristalli nel 1938.
Guerra e Caduta
- Espansione: La Germania invade i paesi vicini per conquistare lo “spazio vitale” (Lebensraum), dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale nel 1939.
- La Shoah: Il regime organizza lo sterminio sistematico nei campi di concentramento di milioni di ebrei, rom, oppositori e disabili.
- Fine del Terzo Reich: Nel maggio 1945, dopo il suicidio di Hitler, la Germania si arrende agli Alleati e i colpevoli sono processati a Norimberga.
I disastri della Guerra Fredda
L’ inizio della Guerra Fredda si colloca tra il 1946 e il 1947, nel secondo dopoguerra, segnato dalla forte tensione geopolitica e ideologica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Non esiste una data unica e ufficiale, ma il conflitto prese forma attraverso passaggi storici chiave.
Le Tappe Fondamentali dell’ Inizio
- 1947 (La Dottrina Truman): Il presidente degli Stati Uniti annunciò il sostegno economico e militare ai paesi minacciati dal controllo sovietico.
- 1947 (Il Piano Marshall): Gli Stati Uniti avviarono un massiccio piano di aiuti economici per la ricostruzione dell’ Europa occidentale, respinto dall’ URSS.
- 1948-1949 (Il Blocco di Berlino): La prima grande crisi della cortina divisoria, con l’Unione Sovietica che isolò Berlino Ovest e la risposta americana tramite un ponte aereo.
- 1949 (Nascita della NATO): Fu fondata l’alleanza militare difensiva tra i paesi occidentali.
La dittatura della Corea del Nord
La dittatura della Corea del Nord nasce il 9 settembre 1948, giorno in cui viene fondata la Repubblica Democratica Popolare di Corea. Il potere viene assunto subito da Kim Il-sung, che instaura un regime totalitario basato sul modello sovietico e sulla dinastia familiare dei Kim.
Le tappe della nascita
- 1945: Fine della seconda guerra mondiale. La penisola coreana è divisa in due lungo il 38° parallelo: il nord occupato dall’Unione Sovietica e il sud dagli Stati Uniti.
- 1948: Nasce lo Stato del nord guidato da Kim Il-sung, che trasforma presto il paese in una dittatura comunista e stalinista.
- 1950–1953: Scoppia la guerra di Corea, che consolida definitivamente la divisione del paese e l’ isolamento del regime.
- Anni successivi: Il potere passa prima al figlio Kim Jong-il e poi al nipote Kim Jong-un, continuando la dittatura ereditaria.
Il caso della Cina: dittatura comunista e capitalismo di Stato
La dittatura della Cina moderna nasce il 1° ottobre 1949, giorno in cui Mao Zedong proclama a Pechino la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Questo evento arriva alla fine di una lunga guerra civile contro i nazionalisti.
Le tappe principali:
- 1921: Nasce il Partito Comunista Cinese a Shanghai.
- 1946–1949: Scoppia la guerra civile finale tra comunisti e nazionalisti.
- 1° ottobre 1949: I comunisti vincono e fondano lo Stato a partito unico.
Il modello Cina
Il modello di governo della Cina viene definito ufficialmente come una dittatura democratica del popolo guidata dal Partito Comunista Cinese (PCC). Nella scienza politica occidentale è invece descritto come un autoritarismo a partito unico, un regime leninista che unisce il controllo politico totale a un’economia di mercato.
Pilastri del Modello Cinese:
- Partito unico: Il PCC detiene il monopolio del potere e controlla lo Stato, l’ esercito e la società.
- Capitalismo di Stato: L’ economia è aperta al mercato e alla proprietà privata, ma lo Stato guida i settori chiave e pianifica lo sviluppo.
- Meritocrazia e controllo: La selezione della classe dirigente avviene per meriti interni al partito, unendo la tradizione burocratica imperiale a forme di tecnocrazia.
- Stabilità e nazionalismo: Il consenso si basa sulla crescita economica passata, sulla sicurezza sociale e su un forte senso di identità nazionale.
Evoluzione e Controllo Digitale:
- Accentramento del potere: Con Xi Jinping si è ridotta la collegialità del passato per tornare a una forte personalizzazione della leadership.
- Sorveglianza tecnologica: Il regime usa big data, intelligenza artificiale e il sistema di credito sociale per monitorare i cittadini e prevenire il dissenso.
Il modello Turchia
Il modello di potere in Turchia viene spesso definito dagli scienziati politici come un’ autocrazia elettorale o una democrazia illiberale. Pur conservando la forma esteriore delle elezioni a suffragio universale, il regime di Recep Tayyip Erdoğan concentra il potere esecutivo, legislativo e giudiziario nelle mani del presidente, azzerando i controlli democratici e limitando le libertà di opposizione e di stampa.
La storia politica turca presenta due principali fasi di accentramento del potere, profondamente diverse tra loro per ideologia, ma simili nella gestione autoritaria.
Il modello storico del Kemalismo (1923–1946)
- Natura del regime: Autoritarismo modernizzatore a partito unico (il CHP fondato da Mustafa Kemal Atatürk).
- Caratteristiche principali:
- Rigida laicizzazione dello Stato e occidentalizzazione forzata della società.
- Forte nazionalismo turco e culto della personalità del leader.
- Controllo militare e politico centralizzato, pur in assenza di un totalitarismo di massa.
Il modello contemporaneo di Erdoğan (dal 2014):
- Natura del regime: Autocrazia elettorale / Presidenzialismo autoritario.
- Caratteristiche principali:
- Iper-presidenzialismo: La riforma costituzionale del 2017 ha abolito la carica di primo ministro e subordinato l’ apparato dello Stato alla figura del Presidente.
- Conservatorismo religioso: Svuotamento graduale della laicità kemalista in favore di un recupero dell’ identità islamico-sunnita.
- Controllo istituzionale: Sottomissione del potere giudiziario e limitazione del pluralismo politico e dei media indipendenti, accentuati dopo il fallito colpo di Stato del 2016.
Il modello Iran
Il modello politico dell’ Iran si definisce come una repubblica islamica, un sistema unico nato con la rivoluzione del 1979 guidata dall’ ayatollah Khomeini. Questo modello unisce le regole della democrazia formale (con elezioni e istituzioni laiche) al potere supremo della religione islamica sciita.
Le istituzioni religiose e il potere supremo:
- Guida Suprema (Rahbar): È la massima autorità politica e religiosa del Paese. Controlla l’esercito, la giustizia e i media.
- Velayat-e faqih: Il principio del “governo del giurista islamico”. Dà alla Guida Suprema il potere di supervisionare ogni scelta dello Stato.
- Consiglio dei Guardiani: Un gruppo di religiosi e giuristi che controlla le leggi del Parlamento. Può bloccare le leggi non conformi al Corano o escludere i candidati non graditi.
Le istituzioni democratiche ed elettive:
- Presidente: Viene eletto dal popolo ogni quattro anni. Guida il governo e l’amministrazione civile.
- Parlamento (Assemblea consultiva): Comunitario e monocamerale, i suoi membri sono eletti dai cittadini per creare le leggi ordinarie, che devono comunque ricevere l’ approvazione religiosa.
Il sistema M.A.G.A. di Trump
Il sistema di governo di Donald Trump viene definito da politologi e costituzionalisti come una forma di presidenzialismo forte o “imperiale”, caratterizzato da derive populiste, sovraniste e nazional-populiste, basato sulla centralità carismatica del leader e sulla teoria del potere esecutivo unitario.
Formalmente la struttura resta la classica repubblica presidenziale federale basata sulla separazione dei poteri (checks and balances), ma la prassi politica di Trump altera profondamente questi equilibri.
Tratti Istituzionali e Amministrativi:
- Presidenza Imperiale (Imperial Presidency): Tendenza ad ampiamente espandere i poteri del capo dello Stato a scapito del Congresso, sfruttando decreti esecutivi e forzando le procedure ordinarie.
- Teoria dell’ Esecutivo Unitario (Unitary Executive Theory): Concezione secondo cui il Presidente deve detenere il controllo gerarchico totale e diretto su tutta la pubblica amministrazione e gli apparati federali.
- Nomine giudiziarie conservatrici: Sfruttamento del potere di nomina per plasmare l’orientamento della Corte Suprema federale e delle corti inferiori in senso marcatamente conservatore.
Tratti Politici e Ideologici:
- Populismo e Sovranismo: Uso di una retorica polarizzante di scontro diretto tra il “popolo” e le èlite tradizionali, unita a posizioni di rigido nazionalismo economico e politico.
- Rapporto diretto con le masse: Uso spregiudicato della comunicazione e dei social media per saltare i corpi intermedi, i media tradizionali e i canali istituzionali di mediazione.
- Logica emergenziale: Frequente ricorso a narrazioni di crisi per giustificare decisioni d’impatto straordinario al di fuori della normale ordinarietà legislativa.
