(Luigi Pirandello): “realtà oggettive e verità soggettive”. (Nietzsche): “non esistono fatti, solo interpretazioni”
La realtà viene percepita da ciascuno in modo diverso, generando così un relativismo delle forme, delle convenzioni e dell’ esteriorità. Il relativismo conoscitivo e psicologico su cui si fonda il pensiero si scontra con il conseguente problema della mancanza di comunicazione tra gli uomini, poiché ogni persona ha un proprio modo di vedere la realtà, ma non esiste un’ unica realtà oggettiva, ma tante realtà e verità quante sono le persone che credono di possederle e dunque ognuno ha una propria “verità”.
Democrazia oggettiva e democrazia soggettiva.


Fondare un partito politico è come costituire un’ impresa, responsabilità civile esclusa: è necessario un atto notarile e avere una sede, aprire una partita IVA e un conto corrente bancario, definire uno scopo politico (oggetto sociale), creare un nome (ragione sociale) e avere un simbolo (un vero e proprio logo). Quest’ultimo infatti deve rispettare le norme legali del marchio: deve quindi essere distintivo e originale. E, cosa fondamentale, per partecipare alle elezioni (dopo essersi iscritti alla Prefettura e aver raccolto il numero minimo di firme richiesto, che varia rispetto a diversi requisiti) è indispensabile comunicare la propria esistenza in modo sistematico ed efficace, sostanzialmente come accade a un comune prodotto.
Fronte dell’ Uomo Qualunque

Il Fronte dell’ Uomo Qualunque (FUQ) è stato un movimento e, successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all’ omonimo giornale (L’Uomo qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, portando avanti istanze liberal-conservatrici, populiste, anticomuniste e legate all’ antipolitica, in polemica sia col fascismo sia con i partiti antifascisti del Comitato di Liberazione Nazionale (DC, PSIUP, PCI, PLI, PRI). Sul nome di questo fenomeno politico sono stati coniati il sostantivo qualunquismo e l’ aggettivo qualunquista.
Il ritorno degli “Uomini Qualunque”


Vannacci: “Sulla Russia Conte la pensa come me. Con Travaglio e la Lega si rinsalda il fronte anti Kyiv”.







Il direttore del F. Q. s’ inventa la storia.
Retorica ed elettroencefalogramma incerto possono coesistere? Nel direttore del F. Q. pare di sì. Quello che si può dire è che con l’ avvento del travaglio ed il M5S si è concretizzato un nuovo genere di giornalismo e propaganda. Non è importante l’ informazione corretta, ancora meno il fact-checking, cioé il processo di controllo e accertamento della verità fattuale di dati, notizie o dichiarazioni. Quello che conta è la ricostruzione raffazzonata di una realtà soggettiva basata sulla scarsa conoscenza dei fatti e della storia. Sono diversi anni che il “traraglio” con laurea in lettere moderne si cimenta con le “storie” senza rendere conto a nessuno di quanto afferma, per sua fortuna. Nel caso dell’ Ucraina, nel febbraio 2022, era certo che l’ invasione del Donbass da parte del suo idolo Putin era un’ invenzione della stampa occidentale e degli USA. Pacifista integralista da tempo sostiene che in Ucraina non esiste un governo legittimo, ma un regime fantoccio insediato dagli USA dopo i fatti di Maidan del 2015, che, guarda caso, risulta essere esattamente la narrazione del colpo di stato diffusa dalla propaganda russa. Ora, peraltro in felice compagnia di numerosi profeti progressisti e non di professione, continua ad accusare Europa ed Occidente, di cui egli non fa parte, di massacri in contumacia del popolo ucraino. Gli hanno già spiegato che fare lo storico “a spanne” è controproducente, ma tant’ è, pare che esista una ricorrente armata Brancaleone formata da lettori ed elettori deficienti che continuano a pendere dalle sue labbra.
Euromaidan e la Rivoluzione della Dignità
Euromaidan e la Rivoluzione della Dignità sono stati una serie di massicce proteste e scontri avvenuti in Ucraina tra il 21 novembre 2013 e il febbraio 2014, che hanno rovesciato il governo filorusso del presidente Viktor Yanukovich.
Le Origini (Novembre 2013)
- La scintilla: Il 21 novembre 2013, il governo ucraino sospende i preparativi per la firma di un accordo di associazione con l’Unione Europea, cedendo alle forti pressioni e ai ricatti economici della Russia di Vladimir Putin.
- La piazza: Studenti e giovani si danno appuntamento a Maidan Nezalezhnosti (Piazza dell’Indipendenza) a Kiev. Il nome “Euromaidan” nasce dall’unione di Euro (Europa) e Maidan (piazza).
- La svolta violenta: Nella notte tra il 29 e il 30 novembre, la polizia antisommossa (Berkut) reprime brutalmente i manifestanti pacifici. Questo atto trasforma una protesta filo-europea in una rivolta di massa contro la corruzione e la repressione del regime.
La Rivoluzione della Dignità (Gennaio – Febbraio 2014)
- Le leggi draconiane: Nel gennaio 2014 il governo introduce leggi che limitano fortemente la libertà di espressione e di manifestazione, inasprendo ulteriormente gli animi. La protesta prende il nome di Rivoluzione della Dignità.
- Il massacro di febbraio: Tra il 18 e il 20 febbraio 2014, gli scontri a Kiev diventano estremamente violenti. I cecchini sparano sui manifestanti dalla piazza e dai tetti, causando oltre 100 morti in pochi giorni (i cosiddetti “Cento Eroi Celesti”).
Le Conseguenze
- La fuga di Yanukovich: Di fronte al crollo del consenso e alla violenza inaudita, il 22 febbraio 2014 Viktor Yanukovich fugge in Russia. Il Parlamento vota per destituirlo e indice nuove elezioni.
- La reazione russa e il conflitto: La Russia non riconosce il nuovo governo filo-occidentale di Kiev e, poche settimane dopo, procede all’ annessione illegale della Crimea, fomentando poi la guerra separatista nel Donbass e arrivando all’invasione su larga scala del febbraio 2022.

“Dio li crea e la propaganda li accompagna”
Lega-Russia Unita, ecco l’accordo che si è automaticamente rinnovato. https://radicali.it/2022/05/ 31 maggio 2022

Il testo dell’accordo tra Lega e Russia Unita
Mosca, 6 marzo 2017
Il partito politico “Lega Nord” Salvini
Il partito politico nazionale russo “RUSSIA UNITA”

L’ accordo di cooperazione firmato nel 2017 tra la Lega (allora Lega Nord) e Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin, prevede scambi politici e di delegazioni a vari livelli.Cosa prevede l’accordo Scambio di delegazioni: Incontri regolari e visite tra i rappresentanti dei due partiti a vari livelli.Rapporti parlamentari: Creazione di relazioni dirette tra i deputati della Duma russa e gli eletti della Lega (sia a livello nazionale che europeo), con condivisione di esperienze sulle attività legislative.
Il mercato e i miserabili
Riflessione breve: 14 aprile 2026 – ore 15:30
Mentre ero in procinto di definire un acquisto su internet di un materiale che doveva arrivare dalla Germania ho potuto verificare che non si trattava di un articolo prodotto in Europa, ma di qualcosa che arrivava dal più grande distretto industriale, produttivo della Cina, Shenzhen. Nel frattempo leggo la notizia su Televideo che la nave petroliera la Rich Starry, battente bandiera del Malawi, dell’ armatore cinese Shanghai Xuanrun Shipping Co Ltd, è salpata dagli Emirati Arabi Uniti ed ha attraversato lo Stretto di Hormuz superando il blocco statunitense. Nulla di nuovo oltre alla guerra in atto. Quello che mi ha un po’ sorpreso, ma non più di tanto, è il fatto che la nave cinese battesse bandiera del Malawi, paese del Sudest dell’ Africa che non presenta sbocchi sul mare. Ma che c’ è di strano, si dirà.

Sentite un po’. Larga parte della popolazione del Malawi vive al di sotto della soglia di povertà, lottando quotidianamente per soddisfare le necessità basilari come cibo, acqua e alloggio. La dipendenza dall’ agricoltura, in prevalenza condotta con metodi tradizionali, espone il Malawi a crisi continue dovute ai cambiamenti climatici. Nel 2023, il ciclone Freddy ha devastato i raccolti e aggravato la carenza di cibo, in un contesto già segnato da un’ epidemia di colera e da livelli elevati di fame. Il ciclone ha causato circa 1.200 morti e più di mezzo milione di sfollati, provocando l’ insicurezza alimentare di oltre 1,6 milioni di famiglie. L’ aspettativa di vita media alla nascita è di circa 49 anni per i maschi e 51 anni per le femmine; attualmente la principale causa di morte è rappresentata dall’ infezione da HIV e dalle sue complicanze, che colpiscono la maggioranza della popolazione giovane-adulta. Il Malawi non ha sbocchi sul mare ed è densamente popolato. La ricchezza è piuttosto concentrata nelle mani di una ristretta élite, mentre il reddito pro capite (PIL) non supera i 250 $ all’ anno. La spiegazione quindi è quasi ovvia. La bandiera del Malawi su navi (come la petroliera “Rich Starry” nel 2026) è un tipico esempio di “bandiera ombra” o registro aperto. Permette a proprietari stranieri (es. cinesi) di beneficiare di costi inferiori, minori restrizioni lavorative e regolamentazioni meno stringenti rispetto ai registri navali dei paesi sviluppati, aggirando blocchi navali. Ecco spiegato perché acquistare prodotti cinesi costa nulla, considerati sfruttamento sia di mano d’ opera a basso costo che della situazione di miseria di paesi poveri come il Malawi.
La politica italiana: 24 novembre 2025, ore 20:30
Appena usciti i risultati delle elezioni regionali parziali si possono già registrare i commenti di diversi portavoce dei partiti. Praticamente “abbiamo vinto, avanti così…” è la sintesi, gli altri hanno perso. Nessuno accenna al dato degli astenuti pari al 56,51% (100%-44,486%=56,51%) Da qui in poi spazio alle elucubrazioni dei media che, essendo equamente distribuiti a sx e a dx, con poche eccezioni, iniziano ad esercitarsi in voli pindarici onde ribadire le proprie verità. Rimane loro un dubbio, non sanno chi sono esattamente coloro che non vanno più a votare, ma nonostante questo dilemma continuano a cimentarsi pubblicamente su chi ha vinto e chi ha perso.
Presidente Mattarella: astenuti, democrazia fragile, 19 dicembre 2025 |18:50
Una democrazia di astenuti, di assenti, di rassegnati è una democrazia più fragile e a subirne danno sono i cittadini. Riflettere su questo fenomeno è un dovere di tutti, mentre talvolta si ha l’impressione che l’astensionismo sia una sorta di problema del giorno prima, come se, dopo, a contare fosse soltanto chi ha vinto e chi ha perso e tutto tornasse a essere normale”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nello scambio di auguri di fine anno con i rappresentanti delle istituzioni. “Una società che non si preoccupasse quando la maggioranza assoluta degli elettori sceglie di non votare non si accorgerebbe che si riduce la sua solidità, che la sua politica rischia di esaurirsi nella autoreferenzialità.”
Susanna Tamaro: “Va’ dove ti porta il cuore”
“Va’ dove ti porta il cuore” significa seguire i propri sentimenti e l’ istinto interiore, anziché la logica o le convenzioni esterne, per vivere una vita autentica e trovare la felicità, un messaggio centrale nel celebre romanzo di Susanna Tamaro dove una nonna, Olga, affida alla nipote questo insegnamento di vita attraverso una lunga lettera-diario, bilanciando ragione e passione.
https://www.orizzontescuola.it/famiglia-nel-bosco-susanna-tamaro-il-sistema-giudiziario-ha-distrutto-bambini-sereni-trasformandoli-in-infelici/


La scrittrice Susanna Tamaro interviene sul caso della famiglia Trevillion di Vasto con un articolo pubblicato sul Corriere della Sera. I bambini allontanati dai genitori e collocati in una casa-famiglia mostrano segnali di autolesionismo. La scrittrice denuncia le modalità con cui il sistema giudiziario ha gestito la vicenda e le conseguenze psicologiche sui minori.
Il racconto di Susanna Tamaro è quello di una scrittrice che si è trovata al centro di una tempesta ideologica senza averla mai cercata. Una donna nata e cresciuta in un ambiente progressista, formata alla scuola del dubbio e della solidarietà, che pure si è vista trasformare in bersaglio politico per aver detto ciò che pensava. “Avevo una famiglia di sinistra, ho votato per il Partito Comunista e poi per il Partito Democratico. Eppure a un certo punto sono diventata fascista”, ha ricordato con un sorriso amaro. Ma dietro quel sorriso si nasconde una ferita profonda, una persecuzione culturale che la Tamaro definisce “spaventosa”, e che racconta con la lucidità di chi ha imparato a non avere più paura delle etichette. La scrittrice non ha mai nascosto la sua delusione verso un certo conformismo culturale. “Parlai dei gulag jugoslavi e fui marchiata come fascista”, ha spiegato. Ma il punto, nella sua visione, non è politico: è morale. L’idea che la verità debba appartenere a una parte le appare intollerabile. Tamaro è rimasta fedele a una linea di pensiero umanistica, spirituale, centrata sull’ individuo e sulla coscienza. E questo, in un Paese dove spesso l’ intellettuale viene valutato più per l’appartenenza che per la profondità, l’ ha resa un bersaglio perfetto.
https://www.padovaoggi.it/ 01 maggio 2025 09:51
Tamponi rapidi, “Report” a processo dopo la querela presentata da Roberto Rigoli.
Sigfrido Ranucci, Danilo Procaccianti e Andrea Tornago, rispettivamente conduttore e giornalisti della trasmissione di Rai 3, sono accusati di diffamazione per un servizio andato in onda il 2 gennaio 2023 e relativo ai tamponi. L’ inchiesta era partita da un esposto del professor Andrea Crisanti, ex direttore della Microbiologia dell’ Università di Padova, oggi senatore del Partito Democratico.

Tamponi rapidi, Rigoli assolto è furioso: «Non finisce qua, non me la metto via. Anzi, organizzo una conferenza stampa per dire cosa farò adesso». Roberto Rigoli è incavolato. Il medico che ha sostituito Crisanti alla guida delle microbiologie del Veneto, colui che durante la pandemia lavorava tipo 20 ore al giorno, lo stesso che finì indagato per la questione dei tamponi rapidi e poi addirittura ricoverato in Cardiologia per ansia e stress, adesso vuole la sua rivalsa. “Report” indagava sul caso dei tamponi rapidi utilizzati in Veneto durante l’ emergenza sanitaria. Secondo l’ accusa, Ranucci, Procaccianti e Tornago avrebbero leso la reputazione del dottor Roberto Rigoli, sostenendo l’ ipotesi che questo ultimo avesse avuto un ruolo determinante nell’ acquisto di un’ ingente quantità di tamponi rapidi Abbott attraverso appalti milionari e mediante una certificazione ritenuta falsa. Non solo. L’ accusa contesta ai giornalisti di “Report” di aver insinuato nel pubblico il dubbio che la condotta di Rigoli avrebbe potuto causare la morte di centinaia di persone.
Si terrà il prossimo 17 giugno 2025 a Treviso la prima udienza del processo che vedrà sul banco degli imputati Sigfrido Ranucci, Danilo Procaccianti e Andrea Tornago, rispettivamente conduttore e giornalisti della trasmissione di Rai 3 “Report”, accusati di diffamazione dopo la querela presentata da Roberto Rigoli, ex coordinatore delle Microbiologie del Veneto. Il dottor Rigoli e la dottoressa Patrizia Simionato (la quale al tempo dei fatti era la direttrice generale di Azienda Zero), sono stati assolti lo scorso 23 gennaio “perché il fatto non sussiste” dal Giudice del Tribunale di Padova Laura Chillemi nel procedimento che li vedeva coinvolti per il caso “tamponi rapidi”. L’assoluzione è avvenuta ai sensi dell’articolo 129 cpp, che prevede che il giudice debba pronunciare immediata sentenza di assoluzione quando, a processo ancora in corso, risulta evidente l’ innocenza dell’imputato. Rigoli aveva denunciato Ranucci, Procaccianti e Tornago per un servizio andato in onda il 2 gennaio 2023 e intitolato “Fin troppo rapidi”, con chiaro riferimento ai tamponi e che, secondo l’ accusa, contiene in alcune parti informazioni non veritiere. L’ex primario di Microbiologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso aveva quindi dato mandato ai suoi legali di querelare il conduttore di Report e gli autori del servizio incriminato, e nell’udienza predibattimentale tenutasi in Tribunale a Treviso è stata disposta la prosecuzione del giudizio. Si andrà dunque a processo, con la Rai a sua volta citata per responsabilità civile.
https://www.trevisotoday.it/ 03 febbraio 2026 14:55


Il processo a Sigfrido Ranucci e alla sua squadra “Report” è stato rinviato: il caso Rigoli slitta al 31 marzo 2026.
https://www.trevisotoday.it/ mercoledì 01 aprile 2026
L’ ex coordinatore delle microbiologie venete ha deposto oggi 31 marzo 2026 nell’ udienza del processo per diffamazione a carico di Sigfrido Ranucci, conduttore e coautore d el programma televisivo “Report”. «Mi hanno dipinto come il possibile responsabile di centinaia di morti – ha detto in aula – ma i test erano validi e soprattutto efficaci. Mi sento Davide contro Golia»
Il processo a Sigfrido Ranucci e alla sua squadra “Report” è stato ulteriormente rinviato. Si torna in aula il prossimo 8 maggio 2026.
Informazione o manipolazione?
https://www.trevisotoday.it/cronaca/treviso-processo-diffamazione-tamponi-rapidi-sigfrido-ranucci-deposizione-8-maggio-2026.html 08 maggio 2026 16:10
Diffamazione a Rigoli, Sigfrido Ranucci atteso in aula il 30 ottobre 2026
Il proverbio “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” è un detto popolare di saggezza antica.
Il proverbio “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” significa che le persone che frequenti riflettono la tua personalità, i tuoi valori e le tue abitudini.
Nella Bibbia (Antico Testamento): Sebbene la frase esatta non esista, la Bibbia esprime spesso concetti simili legati al valore delle frequentazioni. Ad esempio, nel Salmo 1:1 si legge: “Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi”, e nel Libro dei Proverbi si raccomanda spesso di evitare la compagnia dei malvagi per non corrompersi.
Il senso: Scegliamo amici e compagni che ci somigliano o che finiscono per influenzare il nostro modo di agire e di pensare.
L’origine: Deriva da una forma simile presente nell’ opera di Alessandro Manzoni, “Fermo e Lucia” (“Dimmi con chi tratti e ti dirò chi sei”).
Nei proverbi simili: Esistono varianti in molte lingue, come l’ inglese “A man is known by the company he keeps”.
Influenza reciproca: Tendiamo ad adottare il linguaggio, le idee e gli interessi delle persone con cui passiamo più tempo.
Identità: Le compagnie non mostrano solo chi siamo già, ma contribuiscono attivamente a formarci.
Il proverbio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” nel giornalismo si applica spesso al tema dei rapporti tra cronisti e le loro fonti o frequentazioni, sollevando interrogativi sull’ indipendenza e sull’ obiettività dell’ informazione.
Indipendenza dalle fonti: Il giornalista deve mantenere un distacco critico rispetto ai soggetti investigati, ai politici e ai potentati economici o finanziari.
Frequentazioni e opacità: Rapporti troppo stretti o amicali con personaggi al centro di inchieste (faccendieri, politici o soggetti legati alla criminalità) espongono il cronista al rischio di perdere credibilità e compromettere l’obiettività dell’inchiesta.
Il confine professionale: L’ uso di confidenze o contatti riservati è ammesso esclusivamente per finalità investigative e di ricerca della notizia, ma non deve mai trasformarsi in un rapporto di complicità o do ut des che alteri il giudizio pubblico o il dovere di trasparenza verso l’autorità giudiziaria.
Il confine sottile: Frequentare ambienti di potere può aiutare a ottenere notizie esclusive, ma rischia di compromettere la percezione di terzietà.
Equiliberio e deontologia: L’ordine dei giornalisti richiede autonomia da ogni potere o centro di interesse privato.
La distanza di sicurezza dal potere
- “Il giornalismo è il contatto e la distanza.”
— Definizione classica della deontologia professionale, che ricorda come senza contatto manchino le notizie, ma senza distanza salti l’obiettività. [1] - “I giornalisti frequentano i politici non per diventarne amici, ma per scoprirne i segreti. Quando la frequentazione si trasforma in complicità, il giornalismo finisce e comincia la propaganda.”
— Rielaborazione del pensiero di Walter Tobagi sull’indipendenza professionale. - “Il cane da guardia del potere non può permettersi di mangiare nella ciotola del padrone, altrimenti smetterà di abbaiare.”
— Metafora giornalistica di origine anglosassone sul ruolo di controllo (Watchdog) della stampa.
La trappola della vicinanza e della complicità
- “Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.”
— Horacio Verbitsky (spesso attribuita anche a George Orwell). Se le frequentazioni limitano la libertà di pubblicare ciò che scontenta l’interlocutore, si perde la funzione del mestiere. [1] - “Esistono giornalisti onesti come politici onesti: una volta che si sono lasciati comperare, restano comperati.”
— Bill Moyers. La frequentazione assidua può tramutarsi in una forma sottile e immateriale di corruzione, fatta di favori e scambi di cortesie. [1] - “Il pericolo per il giornalista non è la censura, ma la seduzione del salotto.”
— Indro Montanelli. Il celebre giornalista italiano metteva continuamente in guardia i giovani colleghi dal rischio di farsi integrare nei “giri che contano”, perdendo lo sguardo critico del testimone esterno.
La dipendenza dalle fonti
- “Quando un giornalista siede troppo a lungo a tavola con le sue fonti, finisce per pagare il conto con la sua credibilità.”
— Adagio delle redazioni di inchiesta. - “La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente — e i potenti — non vorrebbero sentirsi dire.”
— George Orwell. Un limite implicito: se la tua cerchia di amicizie ti impedisce di scrivere una verità scomoda, hai superato il confine.
Antifascismo e fascismo, propaganda e manipolazione. Elogio della follia (o fine dell’ ideologia?)

“Non esistono fatti, solo interpretazioni” con questa lapidaria affermazione, Friedrich Nietzsche mette in discussione l’ idea che possano esistere verità assolute e oggettive.
Ciò che distingue il dibattito in questione è la certezza degli interlocutori sulle proprie ragioni. La realtà sembra più semplice e forse spiegabile. In oltre 100 anni di storia italiana moderna il livello della disputa è rimasto uguale. Secondo chi si è insediato all’ interno della grande famiglia della classe dirigente italiana, con le buone o con le cattive maniere, il popolo è comunemente considerato di classe inferiore, essendo ignorante, influenzabile e poco istruito. Ovviamente non si è mai trattato di una disputa di carattere culturale fra Sx e Dx, piuttosto di una grande recita in maschera, come affermava a suo tempo Pirandello.
Il crepuscolo dell’ egemonia culturale.
Nella nostra storia gran parte della classe dirigente italiana ha dimostrato assai spesso che non aveva titolo per ricoprire alcun incarico importante di potere. Nel 1921 nasce il PCI da una scissione profonda fra coloro che rappresentavano la sx. Non a caso, meno di due anni dopo nasce il fascismo. Di fatto fascismo e comunismo hanno sempre avuto come base ideologica comune, teoria e prassi, il concetto che il popolo essendo privo di istruzione, senza cultura, andava guidato e rieducato, nel bene e nel male. Il dibattito odierno fra gli intellettuali è rimasto fermo a quel periodo storico, mentre gli intellettuali di un tempo di sx e di dx hanno sempre avuto una loro dignità e coerenza. Si ha la sensazione che non si tratti soltanto di una discussione incentrata sull’ ignoranza dei cittadini comuni, ma che il livello della discussione dimostri soprattutto la decadenza complessiva del dibattito politico e della classe dirigente invece di contribuire a far crescere la società. L’ atteggiamento che mi ha sempre lasciato perplesso, inoltre, è l’ assenza di qualsiasi forma di autocritica da parte dei “soloni” della politica e dell’ informazione italiana. (Il termine “soloni” (o solone) è usato per antonomasia, spesso in senso ironico o spregiativo, per indicare persone presuntuose che si atteggiano a sapienti, moralisti o esperti in grado di risolvere qualsiasi problema, specialmente in politica. Deriva dalla figura storica di Solone, legislatore ateniese del VII-VI sec. a.C. e uno dei sette savi).
Il tramonto dell’ “egemonia” culturale, da Gramsci agli influencer.

L’ egemonia culturale di Gramsci è un concetto chiave che descrive come una classe dominante mantenga il potere non solo con la forza (dominio), ma attraverso il consenso, la persuasione e la direzione intellettuale e morale della società, usando istituzioni culturali (scuola, media) per diffondere la propria visione del mondo, creando una falsa coscienza nelle masse; per contrastarla, “il proletariato deve sviluppare la propria egemonia culturale attraverso intellettuali organici che uniscano teoria e pratica, creando una direzione alternativa basata su bisogni reali.”
A. Gramsci: (22 gennaio 1891-27 aprile 1937)
Il ruolo degli intellettuali: Il potere si esercita tramite l’ adesione volontaria (consenso) piuttosto che la sola coercizione (dominio). Gli intellettuali “organici” sono fondamentali per costruire e mantenere questa egemonia, agendo da “trait d’ union” tra la classe dirigente e le masse. Scuole, giornali, università e media sono strumenti cruciali per diffondere l’ ideologia dominante e formare il “senso comune”. Nelle società industriali avanzate, la cultura borghese induce i lavoratori ad accettare i propri interessi come universali, ostacolando la rivoluzione. Per rovesciare la classe dominante, il proletariato deve prima conquistare l’ egemonia culturale, creando una propria visione del mondo e direzione intellettuale e morale.
Lenin e Gramsci
Gramsci e Lenin, pur condividendo l’ ammirazione per la Rivoluzione Russa come modello rivoluzionario anticapitalista, differivano strategicamente: Lenin guidava la presa del potere immediata tramite un partito d’ avanguardia in Russia, mentre Gramsci, riflettendo sulla complessità occidentale, sviluppò il concetto di “egemonia culturale”, sostenendo che in Occidente la rivoluzione dovesse passare prima per una lunga guerra di posizione intellettuale e morale contro la borghesia, per costruire consenso e superare il “muro” culturale, prima della guerra di movimento (presa del potere) in Russia. Antonio Gramsci definì la Rivoluzione Russa del 1917 come una “rivoluzione contro il Capitale”, mentre il Capitale di Marx vedeva la Russia troppo arretrata per una rivoluzione proletaria. Questa frase sottolineava come i bolscevichi avessero realizzato una rivoluzione in condizioni non previste da Marx, basata sulla volontà popolare e non solo sulle fasi economiche. In realtà la Rivoluzione Russa vide i contadini inizialmente alleati dei bolscevichi con lo slogan “terra ai contadini”, ma la situazione si deteriorò con il Comunismo di Guerra e la requisizione forzata dei raccolti, provocando rivolte contadine represse brutalmente con fucilazioni di massa. Nel 1917 i contadini desideravano la fine del latifondismo e una ridistribuzione delle terre, ottenuta in parte prima di ottobre e poi sancita dal Decreto sulla Terra di Lenin. I bolscevichi, con Lenin, promisero “terra ai contadini”, guadagnando il loro sostegno. Dal 1918 in poi, per rifornire l’ Armata Rossa, i contadini furono obbligati a consegnare i raccolti allo Stato. Questo portò a massicce rivolte (come quella di Tambov) e a una violenta repressione da parte dell’ Armata Rossa, che usò gas e fucilazioni di massa. Come protesta, molti contadini smisero di lavorare la terra, causando un calo della produzione agricola. La Nuova Politica Economica (NEP) di Lenin nel 1921 allentò queste misure, permettendo ai contadini di vendere i propri prodotti, ma il conflitto tra il regime e le campagne, culminato nella lotta contro i presunti “kulaki”, fu un elemento centrale della rivoluzione e della successiva costruzione del potere sovietico. I contadini più agiati furono etichettati come “kulaki” (strozzini), nemici del potere sovietico, e diventarono un bersaglio ideologico e fisico, gettando le basi per le successive purghe staliniane.
1921: Nascita del Partito Comunista Italiano
1920: A Pietrogrado si tiene il II Congresso dell’ Internazionale Comunista. L’assise è dominata da una grande fiducia nei confronti della prospettiva rivoluzionaria. In tutta Europa infatti, si registra una dirompente crescita dei movimenti di massa. Anche l’Italia è percorsa da rivolte operaie, scioperi e occupazioni di fabbriche. E’ un periodo che passa alla storia con il nome di “biennio rosso”. La rivoluzione sembra dietro l’angolo. In questo quadro, il Cominform impone l’accettazione di ventuno condizioni – i cosiddetti “21 punti” – a tutti i partiti che vogliono entrare nell’Internazionale. In gran parte ispirati direttamente da Lenin, vengono approvati il 7 agosto 1920. “I partiti che vogliono aderire all’ Internazionale Comunista sono tenuti a riconoscere la necessità di una frattura completa e assoluta con il riformismo e con la linea politica del “centro”, e a propugnare il più diffusamente possibile questa frattura tra i propri membri. Senza di ciò non è possibile nessuna linea politica coerentemente comunista. L’ Internazionale Comunista esige assolutamente e categoricamente che si operi tale frattura il più presto possibile. L’ Internazionale Comunista non può accettare che dei noti opportunisti, come Turati, Modigliani, Kautsky, Hilferding, Hilquit, Longuet, MacDonald e altri abbiano il diritto di apparire quali membri dell’Internazionale Comunista. Ciò non potrebbe non portare l’Internazionale Comunista ad assomigliare per molti aspetti alla Seconda Internazionale, che è andata in pezzi”. Al congresso di Livorno del ‘21 avviene un imprevisto. Una parte della corrente massimalista, quella facente capo a Menotti Serrati, rifiuta di espellere Turati, Treves e D’ Aragona temendo in questo modo di alienarsi buona parte delle simpatie del mondo operaio. I riformisti infatti non solo controllano la maggioranza del gruppo parlamentare, ma soprattutto la CGIL, il sindacato dei lavoratori. Menotti Serrati osserva che il PSI, unico tra i partiti socialisti occidentali, si è opposto all’ ingresso dell’ Italia nella Prima Guerra Mondiale, e che non ha mai partecipato a governi a guida borghese; Serrati non è disposto ad obbedire al diktat di Lenin, che nulla sa – dichiara – della storia del socialismo italiano.
L’ ala sinistra del partito però, i comunisti duri e puri, sono irremovibili. Bordiga, Gramsci, Togliatti, Terracini e altri abbandonano i lavori del congresso e si riuniscono presso il teatro San Marco. E’ il 21 gennaio 1921, il giorno della nascita del Partito Comunista d’ Italia.
Sono tante le scissioni che hanno caratterizzato la storia della sinistra italiana, ma questa è certamente la più importante e gravida di conseguenze. Nell’immediato infatti non c’è da organizzare la rivoluzione dei soviet, ma da impedire l’ avvento del fascismo e la scissione comunista finisce per indebolire lo schieramento di sinistra e favorirà la salita al potere di Mussolini. Il Partito Comunista è numericamente troppo esiguo per opporsi concretamente al fascismo, e il partito socialista rimarrà ancora a lungo preda dei conflitti interni tra i resti della corrente massimalista e i riformisti.
Nascita e caduta del fascismo
Il fascismo in Italia inizia simbolicamente nel marzo 1919 con la fondazione dei Fasci di Combattimento a Milano, guidati da Benito Mussolini, ma il momento chiave dell’ascesa al potere è la Marcia su Roma nell’ottobre 1922, che portò Mussolini a diventare Capo del Governo. Il fascismo in Italia cade il 25 luglio 1943, con la deposizione e l’ arresto di Benito Mussolini da parte del re Vittorio Emanuele III, dopo una riunione notturna del Gran Consiglio del Fascismo che votò la sfiducia al Duce, segnando la fine di quasi 21 anni di regime e l’inizio di un periodo di transizione e caos bellico, che porterà poi all’ armistizio, o meglio, alla resa senza condizioni, dell’ Italia agli alleati l’ 8 settembre1943.
Resistenza e Liberazione
La Resistenza italiana inizia ufficialmente l’ 8 settembre 1943, dopo l’ armistizio, o meglio la resa incondizionata, firmata dal governo Badoglio, con lo sbandamento dell’ esercito e l’ inizio dell’ occupazione tedesca, estendendosi fino al 25 aprile 1945 (Liberazione), rappresentando una lotta armata di uomini e donne contro nazifascisti e collaborazionisti. Alla Resistenza italiana parteciparono persone comuni di ogni ceto sociale (studenti, operai, contadini, intellettuali, donne, ex militari, persino ex fascisti pentiti) unite dall’antifascismo, organizzate in brigate partigiane (Garibaldi, Giustizia e Libertà, Matteotti, cattoliche, autonome) che combattevano il nazifascismo con azioni di guerriglia e sabotaggio, affiancate da personalità politiche e militari di spicco.
DAL CONCORDATO AL COMPROMESSO STORICO
Centralismo democratico, equilibri più avanzati, convergenze parallele.
Il Concordato” si riferisce a diversi accordi, ma i due più celebri sono i Patti Lateranensi del 1929, firmati da Mussolini e Cardinale Gasparri, e la loro revisione del 1984 (Accordo di Villa Madama), firmata da Bettino Craxi e Cardinale Casaroli. Entrambi gli accordi regolano i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede, risolvendo la “Questione Romana” nel primo caso e aggiornando la legislazione nel secondo.Il Concordato originale (Patti Lateranensi) fu introdotto nell’ Articolo 7 della Costituzione grazie all’ accordo tra la Democrazia Cristiana (rappresentata da De Gasperi) e il Partito Comunista Italiano (Togliatti) durante l’ Assemblea Costituente, che recepirono i Patti del 1929. L’ approvazione fu un compromesso per garantire la stabilità della nuova Repubblica, con i comunisti che cedettero sulla questione religiosa in cambio di aperture su altri temi. Il passaggio al compromesso storico” rappresenta un’ evoluzione dei rapporti politici in Italia negli anni ’70, passando dalla centralità del Concordato (Patti Lateranensi 1929, riaffermati nel 1984) che legava Stato e Chiesa, alla strategia del Compromesso Storico proposta da Enrico Berlinguer (PCI) con Aldo Moro (DC) per un’alleanza di governo tra le due grandi forze popolari, volta a realizzare una democrazia più matura e a superare la contrapposizione della Guerra Fredda, ma fallì nel portare il PCI al governo.
Centralismo democratico: Riferimento all’organizzazione interna e alla disciplina di partito del PCI, basata sulla centralizzazione delle decisioni e il rispetto della linea di partito, in contrasto con le esigenze di compromesso democratico.
Convergenze parallele: Concetto associato ad Aldo Moro, indica la ricerca di convergenze tra forze politiche diverse (DC, PSI, PCI) su obiettivi comuni, senza una fusione formale, per creare maggioranze stabili, come il futuro centro-sinistra, pur mantenendo le rispettive identità.
Equilibri più avanzati: Successiva fase politica che mira a consolidare la stabilità raggiunta con le convergenze, cercando soluzioni di governo più strutturate e durature, superando le logiche di scontro ideologico. Risultato, i presidenti del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, dal 1946 (nascita della Repubblica Italiana) ad oggi, sono stati 31 e hanno presieduto complessivamente 68 governi, un governo all’ anno poco più.


Intellettuali, classe dirigente e masse, utopia o distopia?
Antonio Gramsci, vedeva gli intellettuali come mediatori cruciali: la classe dirigente, per mantenere l’ egemonia, ha bisogno di intellettuali organici (espressione della classe stessa) che formino un “blocco storico” con le masse, trasformandole da elemento amorfo a soggetto attivo, attraverso un processo di elevazione culturale che supera la concezione sacerdotale dell’intellettuale, legandoli alla vita pratica e alla nazione. Essendo soltanto una speranza non si è mai avverata. La classe dirigente storica del PCI, dal dopoguerra agli anni ’80, ha avuto in Palmiro Togliatti il suo principale artefice del «partito nuovo». Figure chiave includevano Enrico Berlinguer, Luigi Longo, Giorgio Amendola, Pietro Ingrao, Giancarlo Pajetta, Nilde Iotti e i “miglioristi” come Giorgio Napolitano. Hanno gestito il partito durante la Guerra Fredda, il compromesso storico e la svolta finale.
Ma c’è veramente una egemonia culturale della sinistra in Italia?-https://www.tecnicadellascuola.it/-13/04/2024
L’egemonia culturale è sempre meno sinistra
‘Gli ignoranti votano a destra’, Bonaccini nella bufera. Meloni lo attacca. https://www.ansa.it/ 29 agosto 2026

La frase “la destra vince le elezioni in osteria” non fa riferimento a una dichiarazione ufficiale di Pier Luigi Bersani, ma richiama la celebre metafora politica della “lezione del bar” (o dell’osteria) che l’ex segretario del PD ha usato per analizzare le elezioni politiche del 2022. 5 Ottobre 2023

Mi é venuto di dirla in un altro modo: siccome quelli sono ragionamenti da bar, la libertà di opinione non c’entra un tubo. C’entra molto, invece il modo in cui si discute nei bar.
Persino lei fa lo snob, adesso?
Il contrario, semmai: io sono qualcosa di più di un frequentatore di bar: ne sono un cultore. Nei bar delle mie parti ci sono cresciuto.
Spieghiamolo.
E cosa vuoi spiegare? Sono nato – praticamente un destino – in un paese che si chiama “Bettola”.
Che sta per locale molto popolare.
Ecco, io nel bar ci andavo a prendere il latte da bambino, ci ho giocato a briscola e tresette, ci ho passato ore a compilare le schedine al Totocalcio, quando ancora esisteva, ci ho bevuto i miei primi alcolici, da ragazzo, come tutti.
E conta?
Sono figlio di quel pezzo di Italia che ha trascorso nel bar parte del suo romanzo di formazione: questo significa che conosco il campo da gioco dove vanno i nuovi idoli della destra, occhei?
Come ricostruire l’alternativa
Per contrastare questa tendenza e battere la destra, la ricetta di Bersani non è inseguire la destra sul terreno del populismo, bensì tornare fisicamente e politicamente in quei luoghi (come le osterie e i circoli) proponendo risposte concrete di sinistra su temi fondamentali:
- Difesa del lavoro dipendente e contrasto alla precarietà.
- Tutela della sanità pubblica e del welfare.
- Riconnessione emotiva e valoriale con il popolo della sinistra che si è rifugiato nell’astensionismo o nel voto di protesta.
Riflessione personale:
Essendo il sottoscritto un po’ più stagionato di P. L. Bersani e facendo parte di quella schiera di “ignoranti” che hanno studiato poco, essendo soltanto diplomato come S. Bonaccini, la informo che non ho mai votato a dx e che esiste un proverbio popolare che afferma: “Chi è cagione del suo mal, pianga se stesso”. Aggiungo a sostegno una storia ed un’ esperienza personale significativa. Non sono nato a Bettola (PC), ma sin da adolescente sono cresciuto e mi sono emancipato frequentando una bettola. Non ho mai frequentato l’ Oratorio, non tolleravano i ragazzini curiosi. Sembra strano, ma come lei dovrebbe sapere (vedere “La mia storia“), in osteria si possono imparare molte cose. Non bevevo alcol, ma un po’ di chinotto, talvolta con 10 ₤. prendevo un gelato. Oltre ad ascoltare i discorsi degli adulti, leggevo da cima a fondo “Il Giorno”, cruciverba, rebus e vignette compresi. Ero appassionato di musica e, quando mia nonna mi anticipava 50 ₤., li caricavo sul juke-box e potevo ascoltare ben due canzoni. Nel frattempo arrivò il biliardo e decine di giocatori che venivano da fuori Comune. Erano gli anni ’60 e tutto quello che ho vissuto l’ ho assimilato a tal punto che mi è rimasto tutto dentro. “Confesso che ho vissuto”, come scrisse P. Neruda, non so se anche lei può affermare che in osteria ha vissuto altrettanto.
“L’ egemonia culturale è il potere di un gruppo dominante di imporre la propria visione del mondo come senso comune e naturale per l’intera società.”
Il dibattito sull’ egemonia culturale della sinistra in Italia descrive un presunto dominio progressista in ambito educativo, editoriale e mediatico, spesso definito negli ultimi anni “sub-culturale” per la perdita di radici popolari a favore di un approccio radical-chic e tecnocratico. Secondo alcuni, questa egemonia si è ridotta a una gestione del potere culturale priva di pensiero politico profondo.
- Evoluzione dell’ Egemonia: Si è passati dalla fase gramsciana e togliattiana del dopoguerra, focalizzata sull’ infiltrazione nell’ alta cultura, alla fase del ’68 che ha allargato l’ influenza a scuola, mass media e spettacolo.
- “Sub-cultura” e Potere: Marcello Veneziani sostiene che la sinistra abbia perso la sua anima popolare, riducendosi a un “radicalismo snob da ztl”, in cui il potere sulla cultura ha sostituito il potere della cultura, ora influenzato da influencer e conduttori televisivi.
- Il Ruolo del Politically Correct: L’ attuale egemonia è identificata con l’ ideologia del politically correct, che agisce come “guardia rossa” del potere tecnocratico e finanziario, gestendo gli assetti sovranazionali e la globalizzazione.
- Critiche al concetto: Al contrario, Dacia Maraini nega l’esistenza di tale egemonia, sostenendo che la cultura insegue la razionalità e non ha bandiere politiche, e che il valore culturale è decretato dal pubblico, non dalle affiliazioni politiche.
- Egemonia vs Potere: Giorgia Meloni contesta il termine “culturale”, parlando piuttosto di un’ egemonia di potere che ha creato un ambiente in cui opinioni diverse vengono emarginate, auspicando il riconoscimento del merito a prescindere dalla tessera di partito.
- Impatto culturale: Si discute se questa egemonia abbia prodotto una “cappa asfissiante” o una “guerra asimmetrica” tra un pensiero debole, ma forte nel potere, e una cultura di destra con maggiore aderenza alla realtà ma senza influenze mediatiche.
In sintesi, il concetto di “egemonia sub-culturale” evidenzia una presunta crisi di contenuti ideologici della sinistra, che pur mantenendo una forte influenza, avrebbe perso di profondità intellettuale.
Gli intellettuali organici, chi sono?
L’ intellettuale organico, secondo Gramsci, deve abbandonare l’ atteggiamento pedante e distaccato per immergersi nella vita delle masse, diventando organizzatore degli aspetti pratici della cultura. Questa fusione crea un legame di rappresentanza e scambio, essenziale per la costruzione di una direzione intellettuale e morale, non solo politica. L’obiettivo è trasformare la massa in una “personalità” consapevole, capace di sostenere il confronto ideologico con le classi dominanti, superando la fragilità delle convinzioni spontanee. Mentre l’ intellettuale tradizionale (es. il “prete” gramsciano) si percepisce come autonomo o superiore ai conflitti di classe, l’ intellettuale organico si schiera attivamente, diventando “coscienza e organizzazione” della propria classe. Gli intellettuali organici sono legati a una classe sociale (es. proletariato), elaborandone la visione del mondo e organizzandone il consenso (es. tecnici, manager, politici). Gli intellettuali tradizionali appaiono indipendenti, custodi della continuità storica e culturale (es. ecclesiastici, filosofi). Come si può in definitiva constatare, gli insegnamenti storico ideologici di A. Gramsci sono diventati e si sono trasformati in una pia illusione.
Classe dirigente: Un gruppo ristretto che detiene il controllo delle istituzioni e delle risorse, influenzando decisioni e cultura.
Masse: La popolazione generale, spesso vista come priva di ruolo attivo, ma che alcune nuove ideologie storico-moderne consideravano come forza rivoluzionaria.
Utopia: Il marxismo vede il conflitto tra borghesia (classe dirigente) e proletariato (masse) come motore della storia, con l’ obiettivo di una società senza classi.
Distopie (Huxley, Orwell, Bradbury): Rappresentano scenari in cui una élite controlla totalitariamente le masse attraverso la tecnologia, la manipolazione genetica o la censura.
Gli intellettuali storici e…
In sintesi, gli intellettuali progressisti di un tempo erano caratterizzati da una forte identità ideologica, un ruolo pedagogico e una costante partecipazione alla vita politica e sociale del Paese, spesso in stretto dialogo o conflitto con i partiti di riferimento.




… gli intellettuali autoreferenziali odierni.
F.M. Tedesco Professore di Filosofia politica presso l’ Università degli Studi di Camerino: “Ho osservato gli intellettuali di sinistra sui social e ho compreso la loro inefficacia.”
“C’ è un cortocircuito nella sinistra italiana” Shady Hamadi.
Scrittore, mamma italiana e padre siriano: “Nel cortocircuito della sinistra italiana c’è finito anche Zerocalcare”.




Stampa, informazione e manipolazione. Partigiani si nasce o si diventa?
Sacerdotesse e sacerdoti dell’ informazione.




Il Giorno del Ricordo.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito “Il Giorno del Ricordo” un’ occasione per “preservare la verità storica” e onorare le vittime a lungo dimenticate, ricordando le persecuzioni contro gli italiani d’ Istria, Venezia Giulia e Dalmazia sotto l’occupazione jugoslava.
Le dichiarazioni di Tomaso Montanari (che si considera un “cattolico radicale”, influenzato dalle idee di Don Lorenzo Milani), sulla Giornata del Ricordo, in particolare quelle espresse in passato e che hanno scatenato polemiche, si sono concentrate sulla necessità di inserire le foibe nel contesto storico del fascismo e delle sue azioni nei Balcani, rifiutando la narrazione del “giorno del ricordo” come una forma di equiparazione storica.
A. BARBERO, STORICO:” IL GIORNO DEL RICORDO DELLE FOIBE CREATO AD USO POLITICO “
Marino Micich – Direttore Archivio Museo storico di Fiume, al Prof. Tomaso Montanari, contrario alla L. 92 del 2004, istitutiva del Giorno del Ricordo e a favore della quale votò a favore lo stesso Senatore della minoranza slovena Miloš Budin, eletto nelle file dei DS.
A tutti coloro che vorrebbero abolire il Giorno del Ricordo, con il prof. Montanari in testa, vanno sempre ricordati i dati delle votazioni espressi alla Camera: su 521 deputati presenti, favorevoli 502, contrari 14, astenuti 4. Votarono favorevolmente i gruppi politici Alleanza Nazionale, Democratici di Sinistra DS, Forza Italia, Lega Nord, Margherita, Unione di Centro UDC, Gruppo Misto. Contrari alla legge Rifondazione comunista e Comunisti Italiani. Molto importante per i rappresentanti della ‘memoria corta’, che parlano a sproposito di legge “fascista” e complottista, è la dichiarazione del Senatore della minoranza slovena Miloš Budin al Senato che cito testualmente:
«Il merito del disegno della legge è quello di rendere patrimonio comune di tutto il Paese e quindi rendere MEMORIA CONDIVISA NON PIÙ UTILIZZABILE AI FINI POLITICI una drammatica vicenda storica. Si tratta di un ATTO DOVEROSO PER LA SINISTRA, che per molti anni ha mantenuto un atteggiamento giustificazionista e reticente, NASCONDENDOSI DIETRO LE VIOLENZE COMPIUTE DAL FASCISMO»
I giuliano-dalmati non possono che condividere le parole di Budin e ringraziarlo per il suo voto espresso a favore. Le associazioni degli esuli giuliano-dalmati celebrano la L. 92 del 2004 con estrema dignità e con la consapevolezza di compiere un atto di civiltà, di giustizia tardiva e di democrazia. Una legge, come disse il Presidente della Repubblica Mattarella nel 2016, è un’occasione per arrivare a una storia condivisa, per rafforzare la coscienza del nostro popolo e per contribuire alla costruzione di una identità europea consapevole di tutte le tragedie del passato. Dunque se per oltre 60 anni la storia delle sofferenze del popolo giuliano dalmata sono state censurate nei manuali di storia scolastici ci saranno pur delle ragioni, ed è su queste omissioni e censure che i contrari a una legge di grande civiltà e identitaria come Il “Giorno del Ricordo” dovrebbero riflettere, fare mea culpa e non avanzare ipotesi non documentabili di complotti e revisionismi reazionari. Non è così che si costruisce un clima costruttivo, ma ricordando e sostenendo apertamente una legge bipartisan che gli esiti delle votazioni parlamentari stanno a comprovare.
Rapporto CENSIS 2025-5 dicembre 2025
https://www.censis.it/litalia-nelleta-selvaggia/
Censis: per il 30% degli italiani i regimi autocratici sono più adatti a governare oggi.
Debito pubblico e PIL
Il debito pubblico italiano ha origini storiche nell’unificazione del paese nel 1861, ma l’attuale crescita esponenziale è principalmente dovuta agli anni ’80, con l’esplosione del debito che inizia in modo significativo a partire da quel periodo. Un fattore cruciale è stato il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia nel 1981, che portò all’ aumento degli interessi sul debito pubblico. Lo scandalo della Banca Romana nel 1893 portò a un crollo bancario e a un’esplosione del debito pubblico, che raggiunse il suo picco del 124% del PIL nel 1894. La crescita industriale tra fine del XIX e inizio del XX secolo ha permesso una riduzione del debito, che nel 1913 era sceso al 74% del PIL. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il debito era sceso, ma ha iniziato a crescere nuovamente a partire dagli anni ’70 e ’80, impennandosi negli anni ’80 a causa di inflazione, spese sociali e il “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’ Italia nel 1981. Prima del 1981, la Banca d’Italia era obbligata ad acquistare i titoli di Stato invenduti, mantenendo bassi i tassi d’interesse. Con la fine di questo obbligo, lo Stato dovette offrire tassi più alti per attirare acquirenti, causando una rapida impennata del debito.
- Prima Guerra Mondiale: Le enormi spese belliche fecero schizzare il debito pubblico, che raggiunse il 160% del PIL nel 1918.
- Periodo tra le due guerre: La crisi del 1929 fece risalire il debito al 110% del PIL. Le campagne coloniali e la creazione di moneta senza adeguati investimenti aumentarono ulteriormente il debito.
- Seconda Guerra Mondiale: Il coinvolgimento del paese in guerra portò il debito a superare l’110% del PIL, causando un’iperinflazione che nel 1944 ridusse il rapporto debito/PIL sotto il 40%.
- Boom economico: Gli anni ’50 e ’60 videro un periodo di ripresa economica, e il rapporto debito/PIL toccò il suo minimo del dopoguerra, poco superiore al 30% nel 1963.
- Aumento della spesa pubblica: A partire dalla fine degli anni ’60, le politiche sociali e pensionistiche, insieme alla riforma del sistema sanitario e all’aumento della spesa pubblica per ottenere consenso, portarono a un rapido aumento del debito.
- Anni ’70 e ’80: Il debito crebbe significativamente a causa di crisi finanziarie, svalutazioni e aumento della spesa pubblica.
- Crisi del 2008 e successiva: A partire dal 2008, il rapporto debito/PIL è aumentato costantemente a causa della crisi finanziaria, della concorrenza internazionale, della crisi demografica e di scelte di politica pubblica.
- Situazione attuale: Il debito pubblico continua a essere un onere significativo per l’Italia, con un rapporto debito/PIL che è ulteriormente aumentato a causa di eventi come la pandemia di COVID-19.

Gli investitori hanno sempre gli occhi puntati sul trend dello spread, ovvero del gap di rendimento tra i Buoni del Tesoro Pluriennali (BTP) aventi una scadenza pari a 10 anni ed i titoli statali italiani rispetto a quelli di un Paese benchmark. Nel caso italiano si suole valutare il rischio finanziario facendo una comparazione con il Bund tedesco, ovvero i titoli statali emessi dalla “locomotiva” dell’ Europa analoghi ai BTP emessi dal Tesoro italiano.

Rapporto percentuale del debito pubblico italiano in rapporto al Prodotto Interno Lordo. Per una corretta e completa interpretazione del dato si dovrebbe tenere conto se gli aumenti del rapporto sono dovuti a calo del PIL, ad aumento del debito o ad un insieme di questi due fattori. Il debito pubblico è aumentato principalmente a causa di una combinazione di spesa pubblica superiore alle entrate (deficit primario) e dall’ aumento della spesa per interessi, soprattutto durante periodi di crisi come la pandemia, le crisi finanziarie e la stagnazione economica. La stagflazione (alta inflazione e bassa crescita) e il “effetto palla di neve” (interessi sul debito superiori alla crescita del PIL) hanno contribuito a un peggioramento della situazione, aumentando l’ onere del debito e costringendo lo Stato a indebitarsi ulteriormente. Spese straordinarie, come quelle legate al PNRR, ma anche quelle derivanti da rimborsi di crediti fiscali (come il Superbonus), anche se parzialmente coperte da fondi europei, hanno contribuito ad aumentare il debito.
Debito o colpa?
“Debito”uguale “colpa” quella parola unica che separa i tedeschi dal mondo greco. In tedesco: schuld: (singolare) la colpa, schulden: (plurale) i debiti.
L’ affermazione “Debito uguale colpa” riflette una visione storica e teologica dove debito (in ebraico hôb) e colpa (o peccato) erano concetti legati, specialmente nelle scritture antiche, ma che si sono poi distinti nelle lingue greche e latine, generando tensioni filosofiche e politiche, come dimostra la differenza tra Matteo e Luca nel Padre Nostro (*). Oggi, questa equivalenza viene rievocata per evidenziare come il debito, soprattutto finanziario, possa essere percepito come un fardello morale o un fallimento etico, collegando il concetto antico di obbligazione/peccato con quello moderno di indebitamento.
Il termine ” Schuld” (debito/colpa) non compare direttamente nella Legge fondamentale tedesca (Grundgesetz). La Costituzione tedesca, il Grundgesetz, fu elaborato da un’assemblea, il Parlamentarischer Rat, composta da rappresentanti dei Länder (gli stati federati tedeschi) e fu approvata il 23 maggio 1949. La Costituzione fu concepita come una legge fondamentale temporanea per la parte occidentale della Germania, in attesa della riunificazione della Germania, che avrebbe dovuto portare alla stesura di una nuova costituzione. Tuttavia, con la riunificazione nel 1990, il Grundgesetz è stato mantenuto come Costituzione della Germania riunificata. Tuttavia il concetto di responsabilità finanziaria dello Stato e dei Länder è regolato, soprattutto in relazione all’indebitamento, attraverso il concetto di Schuldenbremse (freno del debito), inserito nel 2009 con la riforma costituzionale per limitare il deficit strutturale, un riferimento alla responsabilità intergenerazionale e alla sostenibilità finanziaria, sebbene non sia una “colpa” storica diretta ma un principio di buon governo finanziario. La Germania «Ha il dogma del pareggio di bilancio e non può (non vuole) fare debito, perché ce l’ ha in costituzione”. Debito e colpa in tedesco sono la stessa parola: Schuld. Vengono dalla cultura calvinista per cui essere in debito significa portare una colpa.
(*)Le differenze principali nel “Padre Nostro” tra Matteo (Mt 6,9-13) e Luca (Lc 11,2-4): riguardano l’ invocazione iniziale (“Padre nostro che sei nei cieli” vs. “Padre”), la presenza di frasi come “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” (in Matteo, assente in Luca) e l’ uso di “debiti” (Matteo) contro “peccati” (Luca) per la richiesta di perdono, riflettono sensibilità teologiche e contesti comunitari diversi, pur trasmettendo lo stesso messaggio di amore e dipendenza da Dio.
Divieto di sciopero nei servizi pubblici in Germania.
I Beamte (Funzionari): Tradizionalmente, i dipendenti pubblici con status di funzionario (i Beamte) non hanno diritto di sciopero, essendo tenuti a una lealtà particolare verso lo Stato, che viene considerata incompatibile con lo sciopero.
Servizi Essenziali: Anche per altri dipendenti pubblici, lo sciopero è soggetto a regole severe per garantire la continuità dei servizi pubblici essenziali (come sanità, sicurezza, istruzione), secondo le direttive della Corte Costituzionale tedesca e della Corte EDU. In sintesi, mentre lo sciopero nel settore privato è generalmente libero, nel settore pubblico tedesco è molto più ristretto e regolamentato, soprattutto per alcune categorie specifiche, per salvaguardare l’ interesse pubblico.
Visto negato a Breton, la Lega sta con gli Usa: “Decidono loro chi far entrare”
https://www.adnkronos.com/ 24 dicembre 2025:”A differenza dell’Europa, incapace di difendere sé stessa e i propri cittadini – si legge in una nota del Carroccio -, gli Stati Uniti decidono di mettere regole stabilendo chi far entrare e chi no. Siamo orgogliosi di essere l’unico partito ad aver votato contro il Digital Services Act voluto da un pugno di burocrati di Bruxelles e che è l’anticamera della censura, una vera e propria legge-bavaglio europea”.
Calenda: “Salvini cerca un padrone, che sia Putin o Trump”

“Gli Usa sanzionano Thierry Breton e altre personalità europee perché hanno difeso gli standard europei contro il far west digitale preteso da Washington. Hanno fatto bene il loro lavoro di rappresentanti di un’ istituzione democratica che ci protegge. Solidarietà a loro. P.S.: sulla Lega che gioisce possiamo solo stendere un velo pietoso. E’ la natura che spinge Salvini a cercare un padrone. Sia esso Putin o Trump poco cambia per lui”.
Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA)
Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA) sono due regolamenti europei chiave: il DSA (Atto sui Servizi Digitali) regola i contenuti illegali e la trasparenza online, rendendo le piattaforme più responsabili, mentre il DMA (Atto sui Mercati Digitali) mira a garantire una concorrenza leale combattendo il potere delle grandi aziende tecnologiche (“gatekeeper”) tramite l’accesso ai dati e l’interoperabilità, creando un ambiente digitale più sicuro e competitivo in tutta l’ UE.
Il Digital Services Act (DSA) è il regolamento europeo che stabilisce nuove regole per le piattaforme online (social media, marketplace, motori di ricerca) per rendere Internet più sicuro, proteggere i diritti degli utenti (soprattutto minori), combattere i contenuti illegali e la disinformazione, e creare un ambiente digitale più equo, introducendo obblighi di trasparenza e responsabilità per i fornitori di servizi digitali, con applicazione progressiva dal 2024.
Il Digital Markets Act (DMA) è una normativa europea che mira a creare un mercato digitale più equo e concorrenziale, imponendo regole specifiche alle grandi piattaforme tecnologiche designate come “gatekeeper” (es. Google, Apple, Meta) per prevenire abusi di posizione dominante, promuovere l’innovazione e proteggere gli utenti e le imprese più piccole. Stabilisce obblighi come la possibilità di disinstallare app preinstallate, la portabilità dei dati e l’interoperabilità dei servizi, vietando pratiche scorrette come il favorire i propri servizi (self-preferencing)
Riflessione personale
E’ nelle scelte importanti e decisive che si possono riconoscere e distinguere le persone intelligenti da soggetti che si sono autonominati politici di professione, non parliamo di statisti, razza in via d’ estinzione. I cittadini come me iniziano a comprendere che “Salvini premier” o non sa quello che dice oppure recita, mentre, tacendo, farebbe una figura migliore. Tuttavia essendo affetto da “sindrome del protagonista” con l’ aggravante della convinzione che sarebbe l’ uomo giusto come “uomo solo al comando”, alimenta la sua peggior retorica. Da qui derivano i suoi modelli onnipotenti di riferimento, Trump il “magnaccia” e Putin “il boia”. Per costoro il popolo è “gregge”, quando va bene, di norma è “feccia” o “carne da macello”. Se vincono costoro per la gente per bene è buio pesto, se esiste qualche possibilità che i cittadini reagiscano e si riscattino per loro è la fine.

Mi chiedo quindi, da cittadino “pecora nera”, se il soggetto con triplo incarico di governo che si auto ritiene un genio della politica italiana, sia in grado di distinguere tra regole burocratiche e “regole di una democrazia”. Credo che per costui la domanda sia troppo impegnativa e soprattutto non utile. Uno che mischia e confonde la burocrazia di Bruxelles con “l’ Europa delle regole del gioco democratico”, o ha dei grossi limiti cerebrali, oppure sta recitando la parte. Se pensa ad una società come quella che hanno in mente i suoi modelli è un megalomane, poiché non ha il consenso di chi ha buon senso. Il Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA) sono due delle poche norme volute dall’ Europa che fanno la differenza tra una democrazia vera e quella liberista degli attuali USA di Trump e soprattutto con dittature ed autocrazie collaudate come la nuova URSS di Putin ed il capitalismo di stato della Cina di Xi Jinping.
Breton: “La caccia alle streghe di McCarthy è tornata?”
«La caccia alle streghe di McCarthy è tornata?». A scriverlo sul suo profilo X è l’ ex commissario europeo Thierry Breton. «Ricordiamo che il 90% del Parlamento europeo, il nostro organo eletto democraticamente, e tutti i 27 Stati membri hanno votato all’ unanimità il Digital Services Act, ricordo ai nostri amici americani che la censura non è dove pensate che sia» ha poi aggiunto riferendosi al diniego ricevuto alla richiesta di visto americano. Il Digital Services Act (DSA) ed il Digital Markets Act (DMA) sono stati votati e pubblicati ufficialmente (il DSA il 19 ottobre 2022 e il DMA il 12 ottobre 2022) ed entrati in vigore con applicazione progressiva nel 2023 e nel 2024. Ovviamente esclusa la Lega che ha votato contro il DSA e fa parte del gruppo politico europeo “Patrioti per l’Europa” (Patriots for Europe), raggruppamento sovranista di destra. Secondo il dipartimento di Stato Usa la legge votata dal Parlamento Europeo avrebbe danneggiato gli interessi americani.

Amazon e Meta hanno donato 1 milione di dollari ciascuna al fondo per l’ insediamento di Donald Trump nel dicembre 2024, un gesto visto come un tentativo di stabilire buoni rapporti e influenzare le future politiche, specialmente in un periodo di potenziale regolamentazione dell’ IA, con Trump che nel frattempo annuncia piani per assumere talenti tecnologici e minaccia l’ UE per presunte barriere alle Big Tech, mentre lui stesso è legato a quote di aziende come Facebook e Boeing tramite il suo portafoglio azionario.
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Elon Musk [(SpaceX (aerospazio e Starlink), Tesla (auto elettriche e energia), X (ex Twitter, social media), xAI (intelligenza artificiale) e Neuralink (neurotecnologie)], Trump, Jeff Bezos (Amazon), Mark Zuckerberg CEO di Meta (WhatsApp, Facebook e Instagram).



